{"id":3803,"date":"2022-08-25T18:32:53","date_gmt":"2022-08-25T16:32:53","guid":{"rendered":"https:\/\/venicewiki.org\/it\/?p=3803"},"modified":"2023-03-13T19:06:27","modified_gmt":"2023-03-13T18:06:27","slug":"marcantonio-bragadin-martirio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/venicewiki.org\/it\/storia-di-venezia\/marcantonio-bragadin-martirio\/","title":{"rendered":"Marcantonio Bragadin\/Il martirio"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\r\n<h1 style=\"text-align: center;\">Marcantonio Bragadin\/Il martirio<\/h1>\r\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\r\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/venicewiki.org\/images\/thumb\/7\/76\/Marcantonio_Bragadin.JPG\/450px-Marcantonio_Bragadin.JPG\" alt=\"\" width=\"997\" height=\"381\" \/><\/figure>\r\n\r\n<p>La picca penetr\u00f2 attraverso l&#8217;intelaiatura della gabbia, finch\u00e9 la punta acuminata raggiunse il fianco scoperto del prigioniero. Quindi, mantenendo la propria espressione imperturbabile, il guardiano feroce impresse una forza maggiore sull&#8217;asta e conficc\u00f2 la lama pi\u00f9 a fondo, strappando un lancinante urlo di sofferenza al miserabile ammasso di carne, che ormai da una dozzina di giorni era contratto all&#8217;interno dello spazio angusto di quella particolare prigione esposta ai raggi violenti le implacabili del sole d&#8217;agosto.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Acqua. ..Acqua&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Il primo pensiero che sfior\u00f2 la mente di Marcantonio Bragadin, dopo quel violento risveglio da un sonno agitato che l&#8217;aveva rapito soltanto per una manciata di ore, fu quello di domandare da bere ai suoi torturatori. Per qualche istante il suo corpo straziato non venne infiammato da nessun altro desiderio. N\u00e9 da quello di potersi saziare di cibo autentico, dopo aver sorbito per quasi due settimane soltanto un&#8217;immonda brodaglia. N\u00e9 dalla speranza di allontanare da s\u00e9 l&#8217;abisso di dolore, che anche adesso era stato appena rinfocolato da quel colpo brutale di lancia. N\u00e9 tanto meno quello di riacquistare all&#8217;improvviso la libert\u00e0, che ormai gli si presentava come una chimera evanescente e irraggiungibile, il sogno impossibile di un uomo umiliato dalle circostanze, l&#8217;ultima folle aspirazione di un debole essere umano che una volta era stato dignitoso ma che ora era ridotto ad una carcassa morente.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Acqua.. .Acqua&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Immediatamente dopo lo scontro notturno nella tenda di Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0, avvenuto il cinque di agosto, colui che era stato il comandante civile della fortezza di Famagosta sull&#8217;isola di Cipro era stato trasportato di peso all&#8217;aperto e, al lume delle torce impugnate da una squadra di guardie armate ottomane, era stato gettato in un gabbione di ferro, gi\u00e0 approntato in precedenza di fronte all&#8217;alloggio del condottiero turco.<\/p>\r\n\r\n<p>L\u00e0 dentro, in una cubatura talmente ridotta da non consentirgli n\u00e9 di sdraiarsi n\u00e9 di levarsi in piedi, ma soltanto di rimanere rannicchiato nella posizione di un feto, con le ginocchia che quasi gli sfioravano il mento e la schiena ricurva in modo innaturale, il prigioniero era rimasto poi per tutto quel periodo, non essendogli mai stato concesso di uscirne neppure pochi istanti per sgranchirsi le membra indolenzite.<\/p>\r\n\r\n<p>Lo strazio alle giunture e alla muscolatura contratta, l&#8217;affanno profondo alla respirazione causato dalla compressione del torace, avevano preso a tormentarlo prima ancora che spuntasse l&#8217;alba del primo giorno di quella detenzione inumana. Quindi, man mano che il tempo trascorreva lentissimo, le notti si susseguivano inesorabilmente alle giornate sempre uguali a s\u00e9 stesse, il disagio si era trasformato in fitte continue, la pena in lacerazione costante, il patimento in una sofferenza al di l\u00e0 di ogni possibile sopportazione, se non rifugiandosi, come la mente di Bragadin alla fine era stata costretta a fare, in una sorta di catatonia da indementito, che potesse isolare la vittima dal mondo esterno e dalle torture provocate da quell&#8217;orrore senza la minima tregua.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Acqua&#8230;Acqua&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Poi per\u00f2, fin dal diffondersi delle prime luci dopo la cattura, la crudelt\u00e0 della posizione all&#8217;interno della gabbia quasi gli parve tormento da poco rispetto alla durezza dei colpi di sferza che inizi\u00f2 ad infliggergli la fiamma viva del sole contro il corpo immobile e totalmente esposto ai suoi raggi.<\/p>\r\n\r\n<p>Il ferro della struttura si surriscald\u00f2 nel volgere appena di un&#8217; ora, strappando lembi di pelle e filamenti di carne viva dalle ginocchia e dalle spalle del prigioniero, ogni volta che il disgraziato era costretto ad appoggiarvisi per rilassare di poco un muscolo dolorante. Gi\u00e0 a met\u00e0 del percorso dell&#8217;astro nel cielo completamente privo di nubi, nel momento in cui i guerrieri turchi sfiniti si ritiravano all&#8217;ombra per bere e cibarsi, tutto poi si trasform\u00f2 in un&#8217;esplosione di fuoco abbacinante, nel breve spiazzo nel quale era stata montata la gabbia. E fu a quel punto che per il veneziano si spalancarono le porte dell&#8217;inferno mentre era ancora vivo.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Acqua&#8230;Acqua&#8230;<\/em>. Il riflesso contro la sabbia fine di Capo Greco, dove si erano accampati i mussulmani, penetrava anche oltre le palpebre che la vittima disidratata non riusciva pi\u00f9 a serrare completamente. E le schegge di mica brillanti, che erano mescolate al terriccio in quel punto del territorio cipriota, si erano trasformate in tante esplosioni di fulgore insostenibile, che divampavano nei globi oculari e incidevano la r\u00e8tina sul fondo.<\/p>\r\n\r\n<p>Poi, annunciato dal lacerarsi della pelle che veniva spaccata in lunghe striature dai bordi irregolari, bianchi e fragili come corazze di insetti abbandonate dopo la muta, molto presto si allarg\u00f2 a dismisura l&#8217;abisso di follia della sete. La tortura prese avvio dallo stomaco, dalle zone pi\u00f9 riposte del corpo, nelle quali cominci\u00f2 ad avvertirsi un disagio sordo, quasi un vuoto che andava approfondendosi sempre di pi\u00f9, e che via via si trasformava nello spasimo di un cancro che rode e dilania perch\u00e9 non viene colmato \u00f2 sopito. Quindi il germe primario dell&#8217;arsura, come un serpente che si snoda pigramente e inizia a risalire curioso verso la luce, conquist\u00f2 prima l&#8217;esofago, facendolo contrarre spasmodicamente, e raggiunse alla fine rapidamente la gola e la bocca, nella cui cavit\u00e0 alla fine si assest\u00f2, gonfiando le pareti delle guance, ispessendo la lingua, e lacerando le labbra [mo a produrvi dei tagli profondi.<\/p>\r\n\r\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 composto essenzialmente di acqua. Questo essere umano tanto orgoglioso e capace da essere in grado di scrivere sublimi poemi, di valicare indomito la furia tempestosa dei mari, e da possedere intelligenza per calcolare con un sorriso di condiscendenza la distanza abissale tra gli astri, si riduce per\u00f2 ad una foglia appassita scossa dal vento, ad una mente che vaga nei territori ,ancestrali della pazzia, se solo gli \u00e8 sottratta quella cosa da nulla che \u00e8 l&#8217;acqua, se soltanto un suo simile, dall&#8217;acume luciferino come quello di un demone, lo priva di ci\u00f2 di cui il pianeta \u00e8 ricco pi\u00f9 che per ogni altro bene, e che \u00e8 cos\u00ec svalutato finch\u00e9 si presume che non possa mai essere negato a nessuna creatura vivente.<\/p>\r\n\r\n<p>Marcantonio Bragadin attravers\u00f2 dunque tutte le fasi dell&#8217;abiezione previste da quella carenza. Dapprima mugol\u00f2 quietamente il suo dispetto, articol\u00f2 con la lingua impastata l&#8217;obbligo dei carcerieri di preservare la sua dignit\u00e0, implor\u00f2 l&#8217;eccezione alla durezza della pena, farfugli\u00f2 le stanche parole della piet\u00e0, esplose nei brevi e devastanti lampi dell&#8217;ira, s&#8217;accasci\u00f2 nella costernazione e nello stupore. Poi, sopraffatto da quell&#8217;avversario invisibile, lacerato fin nel profondo da un&#8217;arma d&#8217;offesa che non si mostrava, cominci\u00f2 a vaneggiare in preda alla furia, a lacrimare come un bambino abbandonato, a piegarsi completamente prostrato al volere dei suoi nemici che desideravano che, da uomo che era, si trasformasse in semplice cosa, in pietra riarsa, in un bruto senza pi\u00f9 sentimento, cos\u00ec da trarre maggior godimento dalla sua definitiva disgregazione.\u00a0<em>Acqua&#8230;Acqua&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Destato dal colpo di lancia, il veneziano domand\u00f2 subito il conforto che gli era negato da giorni. E in quel momento, incredibilmente per il suo sguardo annebbiato dalla prolungata tortura, vide che gli si avvicinava un altro soldato, che sosteneva tra le braccia un grande cratere di bronzo, dal quale, ad ogni passo, schizzavano gocce proprio di quel prezioso liquido tanto agognato. Non gli fu per\u00f2 dato da bere, nonostante la sua bocca colante bava vischiosa e le sue labbra ferite lo desiderassero pi\u00f9 di ogni altra cosa. n militare infatti giunse a tiro del prigioniero e, con una rotazione dell&#8217;avambraccio robusto, rovesci\u00f2 il contenuto del bacile direttamente sul corpo racchiuso nella gabbia rovente. Le vesti lacere e strappate in pi\u00f9 punti perci\u00f2 se ne impregnarono subito, e quasi immediatamente evaporarono. La pelle riarsa, ferita, ulcerata, scaglio sa, prese invece a fumare lente volute, che per\u00f2 in pochi istanti si dispersero nell&#8217;aria infuocata. Era il 17 agosto 1571, un venerd\u00ec. Il giorno di festa nel quale Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0 aveva deciso che Marcantonio Bragadin dovesse morire. Ed era appunto per questa ragione che, all&#8217;inizio della lunghissima cerimonia di terrore e crudelt\u00e0 che il turco aveva immaginato dovesse essere riservata al veneziano, la vittima sacrificale era stata sottoposta al simbolico lavacro dalle impurit\u00e0, come le\u00a0!antiche regole avevano dettato fin dal principio dei tempi.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Fuori!<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Il comando giunse all&#8217;improvviso, sonoro e imperioso, scuotendo il cervello quasi atrofizzato nel cranio surriscaldato del prigioniero, e sferzando la tranquillit\u00e0 dell&#8217;intero campo ottomano che, da oasi di pace che pian piano risorgeva dall&#8217;oscurit\u00e0 della notte, si trasform\u00f2 immediatamente in un intrecciarsi caotico di movimenti, in un rilanciarsi da un capo all&#8217;altro di voci, in risate convulse e un po&#8217; isteriche, in un ululare di gioia, in uno scorrere pi\u00f9 veloce del sangue nelle vene di chi avvertiva gi\u00e0 prepotente l&#8217;eccitazione del prossimo schizzare giocoso di altro sangue straniero. In corpo martoriato, l&#8217;ammasso di carne sfibrata e bollita, l&#8217;uomo prosciugato e quasi scarnificato dalla calura, venne allora brutalmente sospinto all&#8217;esterno dalla gabbia arroventata, fin nella polvere bianca dello spiazzo antistante la tenda del pasci\u00e0. E l\u00e0, non appena gli arti cominciarono a distendersi dopo quell&#8217;interminabile costrizione, rimase per un po&#8217; a dolorare intensamente, trafitto dalle mille vibrazioni dei nervi che, da ogni punto delle sue membra, gli si scaricavano furiosamente dentro la testa, esplodendo in boati di sofferenza tanto violenti da confondergli le residue facolt\u00e0 di pensiero. A Marcantonio Bragadin non fu per\u00f2 neppure consentito il minimo vantaggio di poter godere di un attimo di ristoro, al termine dell&#8217;assestamento del corpo che prima o poi avrebbe dovuto avvenire, perch\u00e9 un aguzzino lo costrinse subito a mettersi in ginocchio, dalla posizione rannicchiata nella quale si trovava. E fu a quel punto, quando la vittima tentava disperatamente di mantenersi in equilibrio sugli stinchi ridotti ormai a carne viva, che apparve il pasci\u00e0 in tutta la sua inaccessibile magnificenza, e con uno sguardo immobile e sereno da filosofo antico.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Omaggio al glorioso esercito&#8230;<\/em>\u00a0allora mormor\u00f2 quietamente il turco, abbigliato con i propri abiti migliori e carico dei gioielli pi\u00f9 preziosi che possedeva.<\/p>\r\n\r\n<p>Al tono soave dell&#8217;uomo, seguirono dunque i latrati degli ufficiali che indicavano alla truppa i propri compiti. Due energumeni massicci si precipitarono perci\u00f2 a raccattare da terra quella carcassa vacillante e, a spinte o trafiggendogli la schiena cosparsa di bolle con la punta delle picche, lo gettarono violentemente in avanti, costringendolo poi ad inanellare passo dopo passo i percorsi tortuosi tra tenda e tenda, attorno alle macchine da guerra, a lato degli harem mobili dai quali occhieggiavano i volti sorridenti delle bellissime donne, di fianco ad ogni installazione, magazzino, carriaggio, alloggiamento dei manipoli o recinto di animali che formava la sterminata distesa dell&#8217;accampamento nemico.<\/p>\r\n\r\n<p>Le stazioni di quel calvario sembrava non dovessero concludersi mai. Ad ogni spiazzo, a tutte le svolte attorno alle fortificazioni provvisorie, di fronte ad ognuna delle casematte, nei pressi di qualsiasi alloggio di ufficiale, il pellegrino dello strazio venne fatto sostare e, grondante di umori maligni e di sudore salmastro e fetido, fu costretto a prostrarsi per baciare la terra pi\u00f9 volte, per\u00a0!leccarla dimostrando trasporto, per rendere umilmente il doveroso omaggio del vinto al sacro suolo riconquistato dall&#8217;invincibilit\u00e0 della Sublime Porta di Costantinopoli imperante in eterno.<\/p>\r\n\r\n<p>E intanto, mentre quel simulacro di sangue e sporcizia procedeva vacillando, da ogni dove veniva bersagliato da sputi catarro si e da scarti di cibo marcito, percosso da colpi di piatto di spada, sollecitato con la punta dei bastoni, rintronato da urla di giubilo e da insulti, che non riusciva a comprendere ma che gli rintronavano nella mente come un&#8217;inappellabile sentenza di morte. Finch\u00e9, stravolto dalla fatica, abbrutito dalle percosse, sconcertato quasi al limite della possibilit\u00e0 di comprensione, stillante putridume mefitico da ogni poro della pelle, venne riportato all&#8217;augusta e serena presenza di Mustaf\u00e0, e l\u00e0 di nuovo obbligato ad immergere la bocca nella polvere, fino a ritirarla quasi soffocato dal terriccio che gli aveva intasato le connessioni tra i denti penetrandogli poi fin gi\u00f9 nella gola riarsa.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Ora \u00e8 scoccata l&#8217;ora del sacro battesimo d&#8217;acqua, come usate voi cristiani&#8230;<\/em>\u00a0a quel punto il pasci\u00e0 si degn\u00f2 benignamente di filosofeggiare, lasciando scivolare il suo sguardo tranquillo sopra quell&#8217;immonda poltiglia umana, sulle membra seminude, frustate ed offese di chi aveva osato contrastarlo in battaglia.<\/p>\r\n\r\n<p>Quindi egli stesso si mosse, levandosi agilmente dal trono dorato che i servitori gli avevano approntato, nell&#8217;attesa che il torturato compisse il periplo del campo. Con la ieraticit\u00e0 di un profeta, con movenze sinuose ed eleganti, con l&#8217;alterigia dell&#8217;uomo superiore che da sempre lo distingueva, Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0 si avvi\u00f2 dunque lungo la discesa che conduceva al mare, seguito da presso dalle schiere di soldati in assetto perfetto che circondavano il prigioniero, e da una turba urlante di domestici, cuochi, stallieri, donne, e altra materia vile cui, in quell&#8217;occasione, la sua solare benevolenza concedeva per una volta di godere della sensazione di sentirsi finalmente superiori a qualcuno.<\/p>\r\n\r\n<p>La spiaggia venne raggiunta in pochissimo tempo. E a quel punto una decina di trombettieri imbracciarono i loro corni ricurvi e diedero fiato e sonorit\u00e0 ad un lamento luttuoso che, dalla riva ciottolo sa e sabbiosa battuta dai venti incostanti, scivol\u00f2 e s&#8217;ingigant\u00ec lungo i flutti e nell&#8217;aria torrida, fino al cielo bianco di sole, per giungere poi alle orecchie attente dei comandanti di nave che, al brulicare inconsueto di gente sulla costa, avevano gi\u00e0 puntato lo sguardo curioso in quella direzione.<\/p>\r\n\r\n<p>Venne allora il tempo della danza delle vele. La selva delle imbarcazioni che avevano formato il blocco di fronte alla piazzaforte imprendibile di Famagosta, al segnale preciso che proveniva da terra, lev\u00f2 l&#8217;ancora, alz\u00f2 tra il sartiame e gli alberi l&#8217;impavesata dei verdi stendardi di guerra, e pose la tela in favore di vento, per radunarsi tutt&#8217;attorno all&#8217;ammiraglia alla fonda. Si avvert\u00ec quindi il cupo rullare dei tamburi sulle tolde, che ritmava la straziante fatica dei rematori nudi ammassati come bestiame nelle stive soffocanti, e i colpi di fischietto dei nostromi e dei capobarca, che sottolineavano l&#8217;allegria della festa di morte che l&#8217;annuncio dalla terraferma aveva promesso. Quindi, nel frastuono caotico delle voci dissonanti dei marinai che urlavano a perdifiato, la flottiglia man mano architett\u00f2 ed elabor\u00f2 manovre complesse lungo direttrici curve e armoniose, che la portarono infine attorno al naviglio principale, con il compito di fare da cassa di risonanza agli eccezionali avvenimenti che si prospettavano, e da palco d&#8217;onore allo spettacolo della sofferenza di un proprio simile, che \u00e8 quanto di pi\u00f9 agognato ed eccitante ci sia per gli esseri umani.<\/p>\r\n\r\n<p>Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0 segu\u00ec attentamente ma con sguardo di pietra l&#8217;evolversi dell&#8217;immane gioco d&#8217;acqua, compiacendosi in s\u00e9 stesso, ma senza lasciarlo trasparire, per la grazia sublime dei movimenti marini, e per l&#8217;insita potenza che significava per la propria persona il poter disporre ad un solo cenno di tante esistenze ai suoi ordini.<\/p>\r\n\r\n<p>Quindi, sempre tranquillamente come chi abbia costantemente presente quale sia il proprio dovere agli occhi del mondo, da una scialuppa che l&#8217;aveva trasportato fin l\u00e0, s&#8217;imbarc\u00f2 sull&#8217;ammiraglia attraverso un&#8217; oscillante scaletta di corda e prese posto al centro del ponte, rimanendo poi in attesa a gambe divaricate e con l&#8217;espressione impenetrabile di un feticcio.<\/p>\r\n\r\n<p>Lo seguirono soltanto i carnefici che dovevano operare, e la carne ignobile di veneziano che doveva piegarsi a subire le conseguenze della loro raffinatezza. Quando il pasci\u00e0 mormor\u00f2 tra i denti poche parole per esprimere la propria volont\u00e0, i torturatori agguantarono quindi Bragadin per le spalle e sotto le ascelle, e lo fissarono poi con rapidi tratti di gomena all&#8217;antenna della galea eretta in verticale per l&#8217;occasione. L\u00e0 poi, dopo averlo scudisciato a lungo e con metodo, e avergli aperto solchi profondi in ogni punto del corpo arrossato, gli strapparono furiosamente tutte le vesti di dosso, lasciandolo spenzolare nudo e martoriato, mentre il sangue sgocciolava copioso sulle assi e le travature della nave.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Guarda, cane infedele, se riesci a vedere la tua armata?!<\/em>\u00a0presero allora a dileggiarlo crudelmente dalle battagliole delle navi all&#8217;intorno.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Guarda il gran Cristo, se viene in soccorso di Famagosta&#8230;!<\/em>\u00a0poi lo insultarono nelle sue pi\u00f9 profonde credenze. Alle urla, agli strepiti, ai suoni di bocca volgari che s&#8217;infrangevano contro le membra sfibrate e disseccate dell&#8217;uomo, contro la sua nudit\u00e0 offesa, contro il suo sesso vergognosamente oscillante ,alla vista bramosa di tutti, segu\u00ec poi un silenzio improvviso e innaturale, quando, con un gesto\u00a0!brusco e imperioso, Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0 impose di forza che la canea si acquietasse, che la bestia sbavante ritraesse i suoi denti dalla preda sanguinolenta. Fu allora, nel momento in cui quell&#8217;enorme assemblea umana lasci\u00f2 che il solo suono ancora udibile tornasse ad essere quello del respiro del mare e dell&#8217;universo naturale circostante, che il signore delle genti e della riconquistata terra cipriota si avvicin\u00f2 a passo lieve al putrido involucro d&#8217;ossa e di brandelli di carne appeso come un animale squartato, e gli fece signorilmente cenno di volergli parlare da solo a solo, senza che nessun&#8217;altro lo udisse.<\/p>\r\n\r\n<p>Marcantonio Bragadin fiss\u00f2 a lungo quell&#8217;ombra vaga che gli si approssimava, finch\u00e9 riusc\u00ec a riconoscerlo dopo un sovrumano sforzo di concentrazione. Non produceva pi\u00f9 saliva per sputargli addosso. Non conservava quasi pi\u00f9 dignit\u00e0, n\u00e9 voce per insultarlo. Non era pi\u00f9 nient&#8217;altro che un recipiente svuotato, e disponibile supinamente ad accogliere le parole dell&#8217;altro. Era un fantoccio disarticolato e tragicamente ridicolo, con le orecchie tagliate per udire meglio, e con il naso mozzato colante sgorghi di pus biancastro, per fiutare con maggiore sensibilit\u00e0 il lezzo acre della crudelt\u00e0 del proprio trionfante dominatore.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Come si pu\u00f2 brillare agli occhi del popolo? &#8211; il turco inizi\u00f2 dunque a soffiargli delicatamente in uno dei buchi slabbrati e gi\u00e0 erosi dalla cancrena, che egli stesso gli aveva provocato con il coltello ai lati della testa &#8211; Come \u00e8 possibile che un semplice uomo, una fragile canna che pu\u00f2 essere piegata da qualsiasi tempesta, riesca ad emergere glorioso dal fango, nel quale invece insiste a sguazzare per tutta la vita la gran parte dell&#8217;umanit\u00e0?<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Il veneziano era confuso. Non riusciva ad intendere se non molto parzialmente quanto l&#8217;altro gli stava dicendo. Eppure, si disse sperando contro ogni speranza, quelle parole espresse con la tradizionale obliquit\u00e0 orientale potevano forse celare un&#8217;estrema possibilit\u00e0 di salvezza. L&#8217;uomo appeso si morse dunque l&#8217;interno delle guance per ritrovare una minima presenza a s\u00e9 stesso, un breve lampo di lucidit\u00e0, e si impose poi, con la caparbiet\u00e0 del condottiero, di tentare comunque di comprendere, di assimilare, di aggrapparsi a quell&#8217;ultimo appiglio come un naufrago alla piccola tavola scheggiata che galleggia sulla cresta spumo sa dei cavalloni infuriati.\u00a0<em>Io ti conosco, Marcantonio Bragadin quindi riprese Mustaf\u00e0 &#8211; Tu non puoi essere poi tanto diverso dagli altri figli dell&#8217;Occidente&#8230;Voi siete gente che crede che la superficie delle cose debba essere sempre lucida e netta. Anche se poi, sotto quella patina, si pu\u00f2 anche agitare un verminaio repellente&#8230;<\/em>\u00a0. Anche lui quindi inspir\u00f2 a lungo, perch\u00e9 le vesti sontuose lo torturavano, sotto quel sole a picco.\u00a0<em>Amate l&#8217;apparenza almeno quanto anche noi l&#8217;apprezziamo, voi europei, perch\u00e9 dopotutto siete uomini di carne come tutti gli altri. Per questo dico che la tua anima non nasconde nessun mistero per me&#8230;Ci\u00f2 che ho fatto, quello che ancora ti sto facendo, giurerei che magari hai pensato potesse anche avvenire. E sono altrettanto sicuro per\u00f2 che, nello stesso tempo, ne hai voluto scacciare l&#8217;idea dalla mente con un certo fastidio. Un po&#8217; perch\u00e9 non ti si presentavano altre alternative, veneziano. Ma anche perch\u00e9 non potevi immaginare che qualcuno alla fine trovasse davvero il coraggio di compiere un&#8217;azione tanto feroce e meschina da fargli rischiare che il proprio nome potesse essere cancellato per sempre dalla Storia e dal ricordo dei propri simili&#8230;<\/em>. L&#8217;uomo torturato a quel punto chin\u00f2 leggermente il mento sul petto, a conferma che quel pensiero l&#8217;aveva proprio sfiorato.\u00a0<em>Il tradimento&#8230;<\/em>\u00a0quindi riusc\u00ec a mugolare un suono debolissimo dalla gola riarsa.<\/p>\r\n\r\n<p>Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0 assent\u00ec comprensivo e, con un gesto che non era di piet\u00e0 ma soltanto di morbosa curiosit\u00e0, sfior\u00f2 con le dita ingioiellate alcune delle ferite in suppurazione sul torace irto di pelame biondastro del prigioniero.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Lo vedi? &#8211; poi disse, provandone un intimo strazio &#8211; lo e te sappiamo tutto l&#8217;uno dell&#8217;altro. Io e te abitiamo case che si fronteggiano da lati opposti di una medesima strada, e non c&#8217;\u00e8 nulla che ci possa reciprocamente sfuggire. Siamo simili, troppo simili. Siamo umani, troppo umani. E il nostro destino \u00e8 quello di combatterci sempre fino alla morte, perch\u00e9 al mondo rimanga soltanto uno di noi ad attestare la propria originalit\u00e0&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Il turco ansim\u00f2 ancora. Poi accett\u00f2 quasi con dispetto una coppa d&#8217;acqua che un servitore teneva a disposizione, pronto a porgergliela ad una semplice occhiata.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Ti ho tradito, dunque&#8230; &#8211; quindi la sua voce si fece ancora pi\u00f9 fonda e gorgogliante &#8211; Oppure, se vuoi intenderla in questo modo, ho semplicemente compiuto un altro atto dell&#8217;interminabile guerra che si combatte tra le nostre genti&#8230;Tu, dimmi, al mio posto non avresti fatto altrettanto?<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Negli occhi iniettati di sangue di Marcantonio Bragadin trascorse allora un lampo di puro odio. Poi luccic\u00f2 brevemente una lacrima di frustrazione.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Non devi mentire a quel punto il pasci\u00e0 immerse deliberatamente il dito nel profondo di una ferita, strappandogli un prolungato lamento &#8211; Voi, bianchi e cristiani&#8230;Voi, popoli che vi credete pi\u00f9 civilizzati degli altri, voi infallibili, voi Dei senza rimorso, quante volte avete pugnalato alle spalle chi si era fidato della vostra parola? In quante occasioni avete sputato sui patti, stracciato sprezzantemente gli accordi, dimenticato volutamente gli impegni pi\u00f9 sacri, mancato ai giuramenti solenni, perch\u00e9 ritenevate che tutto potesse esservi lecito, in nome dell&#8217;eccellenza della vostra civilt\u00e0, della ricchezza che vantate, della presunzione che la verit\u00e0 vi appartenga, e che il Dio unico in cui credete vi dovesse sempre e comunque proteggere&#8230;? Non essere falso con me, Marcantonio Bragadin di Venezia &#8211; quindi accentu\u00f2 la sua ira, tenendola a freno a stento &#8211; Non cercare di ingannarmi, perch\u00e9 io ho comandato eserciti come te, sono stato ferito come te, e al pari di te ho percorso le vie tortuose, strette, disagevoli e imbrattate di sterco della potenza umana&#8230;Ti ho tradito, \u00e8 vero. Non lo nego, e anzi ne sono fiero. E forse non potevo fare niente di diverso, come probabilmente sarebbe capitato anche a te stesso, se ti fossi trovato nella mia situazione&#8230;-. Mustaf\u00e0 non bad\u00f2 affatto alla protesta del veneziano, che si sforzava di esprimersi con un rantolare sommesso e con qualche tentativo frustrato di sciogliersi dai lacci.<\/em><\/p>\r\n\r\n<p><em>Noi siamo accomunati da un medesimo tragico destino&#8230; &#8211; quindi il turco continu\u00f2 &#8211; Che \u00e8 esattamente quello che poi ci ha spinto a capo di una trib\u00f9, di una consorteria, di un esercito, addirittura di un regno o di un&#8217;intera parte di mondo&#8230; E siamo oltretutto avvinti alla sorte che tutto\u00a0:questo sia poi inserito, incastrato, connaturato, legato indissolubilmente, ad una concezione precisa e rigida dell&#8217;esistenza, ad una civilt\u00e0 particolare dalla quale non potremo mai evadere, neppure ,volendolo&#8230; Ed ecco allora, non appena ci si \u00e8 allargata la mente alla ragione, che ci si \u00e8 posto subito il dilemma tra il dover essere per tutta la vita uomini oscuri, gente che nasce e che muore nell&#8217;indifferenza di tutti, o individui razionali e consapevoli, che non possono fare altro che tenere fede ai principi che hanno assorbito fin dalla nascita, decidendo nel medesimo tempo di uscire da quel fango della mediocrit\u00e0 del quale ti parlavo, e quindi di brillare di luce propria, fungendo da faro anche per il proprio popolo&#8230; Ci siamo dunque trovati ad essere prigionieri di questa visione dell&#8217;esistenza, veneziano. Di un modo di pensare che ci impone di credere di essere sempre nel vero, e che perci\u00f2 ci sospinge inesorabilmente ad agire perch\u00e9 questa nostra innegabile illuminazione sia accettata alla fine anche da chi \u00e8 completamente diverso da noi. E lo dobbiamo fare a tutti i costi, Marcantonio Bragadin. Con ogni violenza possibile. Invadendo, uccidendo, stuprando, stravolgendo l&#8217;identit\u00e0 di popoli interi. Perch\u00e9 alla fine l&#8217;ambito premio anche delle vittime che verranno ferite e umiliate, spogliate e torturate, e rese folli dalla paura, sar\u00e0 l&#8217;immensa, incommensurabile gioia di ricevere nel proprio cuore quella tale parola di verit\u00e0 abbacinante che noi incrollabilmente crediamo incontestabile ed eterna, e quindi appagante perfino per coloro che nel frattempo abbiamo provveduto a schiacciare&#8230; In questo, non trovi che siamo perfettamente uguali, comandante? La mia parte ad oriente, la tua parte di mondo ad occidente, non \u00e8 forse proprio per questo motivo che si scontra e si uccide da secoli? Non \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 tanto sicura di avere ragione da considerare l&#8217;omicidio di massa addirittura come un dovere o come un merito incontestabile?<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Il pasci\u00e0 si deterse il sudore, mentre la sua gente all&#8217;intorno fremeva, in attesa che quel colloquio si concludesse e che si potesse quindi riprendere la festa di sangue.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Nell&#8217;anno 1501 della vostra era, noi turchi vi abbiamo battuto a Pianosa &#8211; Mustaf\u00e0 si permise poi di sorridere debolmente &#8211; Nel 1516, per poco non catturavamo la bella preda del vostro papa Leone Decimo. Nel mezzo secolo che ne \u00e8 seguito, siamo sbarcati in forze in Calabria; a Messina, nel golfo di Napoli, sulla costa pugliese. Perfino lass\u00f9 al nord, sulle spiagge della Liguria, che vi illudevate fossero al sicuro. Per un soffio non afferravamo e mettevamo in schiavit\u00f9 il duca di Savoia, e comunque l&#8217;abbiamo fatto per gli abitanti di Sorrento e di Massa&#8230; Come vedi, una battaglia che tra noi non si \u00e8 mai interrotta. Un conflitto di generazioni, di concezioni, di sensibilit\u00e0, del quale l&#8217;insignificante Famagosta non \u00e8 che l&#8217;ultimo trascurabile episodio&#8230; Capisci adesso, veneziano, perch\u00e9 non potevo assolutamente sottrarmi al compito di non rispettare i patti con te? Se l&#8217;avessi fatto, di questa roccaforte sperduta sull&#8217;isola di Cipro presto non si sarebbe pi\u00f9 scordato nessuno. Un&#8217;occasione completamente sprecata per imporre il trionfo di quella tale santa verit\u00e0 della quale sono portatore&#8230; Colpendoti vilmente alle spalle, ho invece tenuto fede fino in fondo a me stesso, proprio nell&#8217;attimo nel quale l&#8217;ho tradita con te&#8230; Famagosta non sar\u00e0 dimenticata proprio per questa ragione e non altre. Appunto per il tradimento, capisci? Per la vigliaccheria profonda e sordida che non mi canceller\u00e0 affatto dalla Storia, come forse hai supposto, ma che anzi mi far\u00e0 dedicare un capitolo intero nei suoi annali gloriosi. Gli uomini amano il dolore e la morte, tienilo sempre presente. Gli esseri umani sono lupi, che camminano ritti su due gambe per poter scrutare le vittime ancora pi\u00f9 da lontano. E questa mia azione di oggi, proprio perch\u00e9 il sangue versato li ecciter\u00e0, far\u00e0 anche in modo che temano che un giorno possa accadere anche a loro. Uccidine uno in modo spettacolare, e allora vedrai che si piegheranno altri cento, altri mille. La paura della Sublime Porta perci\u00f2 si allargher\u00e0 rapidamente e a dismisura, e alla fine ci faciliter\u00e0 il compito di assoggettare ai nostri principi tutto il mondo conosciuto, le genie intere, i popoli nella loro totalit\u00e0&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Il dialogo adesso stava per concludersi. Prima per\u00f2 il pasci\u00e0 volle rivelare a quell&#8217;uomo, che comunque avrebbe portato presto nella tomba il segreto, ci\u00f2 che il suo cuore gli dettava veramente.\u00a0<em>Non c&#8217;\u00e8 verit\u00e0 che valga una sola vita &#8211; infatti Mustaf\u00e0 sospir\u00f2, accertandosi con un&#8217;occhiata di sbieco che nessuno lo udisse &#8211; Ma, credimi, nel momento stesso nel quale decidessimo di farlo sapere anche a tutti coloro che ci seguono fiduciosi, immediatamente crollerebbe ogni cosa, il caos travolgerebbe di schianto il nostro sistema di vita, e l&#8217;appena acquisita consapevolezza delle masse di avere fino allora creduto invano, di essere state ingannate, farebbe all&#8217;improvviso diventare di fiele e di pietra il cuore di ognuno. Finch\u00e9 ogni uomo si scaglierebbe contro l&#8217;altro singolo uomo, invece di incanalare proficuamente la naturale e immensa riserva di odio che alberga nella nostra anima verso un nemico comune&#8230; Cos\u00ec, per evitare un simile disastro epocale, in Oriente per noi ,come in Occidente per voi, avviene che si continua a ripetere, fingendo di esserne convinti, che la nostra, la vostra verit\u00e0, in ultimo ci render\u00e0 sicuramente liberi. E che in nome di essa \u00e8 quindi lecito\u00a0:assassinare fino alla fine dei tempi, renderci prigionieri per sempre di un meccanismo di morte e di distruzione che non si arrester\u00e0 mai&#8230; I popoli, per vivere, hanno proprio bisogno di questo, veneziano. Le genti hanno necessit\u00e0 dei conflitti, e desiderano ardentemente credere alle pi\u00f9 bieche menzogne, pur di sentirsi ancora utili e vive&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Marcantonio Bragadin aveva seguito quasi tutte le parole pronunciate dal proprio carnefice. Le ultime energie vitali, ormai dissoltasi la speranza di ritrovare una possibilit\u00e0 di scampo in quel dialogo cinico, le aveva dedicate all&#8217;unico scopo di poter comprendere il pi\u00f9 possibile, per poter replicare forse soltanto una frase, una singola parola, un suono rauco, che potesse infrangere quel folle sogno di conquista e di dominio del turco.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Ho imparato una cosa, vivendo in quest&#8217;isola per tanto tempo &#8211; quindi raccolse con strazio un briciolo di forza per poter parlare con sufficiente chiarezza &#8211; Che i popoli hanno invece desiderio di casa e di campo, di fuoco e di cibo, e di pace&#8230; Non sono quelle che immagini tu, le persone di cui sto parlando, gli uomini e le donne vere&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Toss\u00ec, e all&#8217;improvviso gli sbocc\u00f2 dalle labbra un fiotto di sangue.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Voi, e anche noi, te lo concedo, forse stiamo sbagliando&#8230; Di minime etnie, di piccole comunit\u00e0, di millenarie tradizioni, di antica saggezza che si applica a semplici cose di tutti i giorni, abbiamo voluto fame invece potenza di spade e cannoni, unione ferrea di sgherri, vasti stati, immensi imperi, pensiero comune&#8230; Ci siamo sforzati di amalgamare ci\u00f2 che \u00e8 diverso in grandi raggruppamenti, forse perch\u00e9 cos\u00ec ci sentivamo pi\u00f9 sicuri dalle minacce esterne. Ma in questo modo non abbiamo fatto altro che cominciare a temere sempre di pi\u00f9 l&#8217;altrettanto ciclopico, e a desiderare quindi che fosse schiacciato e sconfitto perch\u00e9 non ci potesse far pi\u00f9 paura&#8230; Ormai adesso non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 per\u00f2 modo di uscirne, di tornare sui nostri passi, Mustaf\u00e0 Pasci\u00e0. Con assoluta certezza, noi o voi moriremo, quando l&#8217;uno prevarr\u00e0 finalmente sull&#8217;altro. E allora, chi avr\u00e0 vinto, rivolger\u00e0 i suoi denti contro il proprio corpo, e si divorer\u00e0 da s\u00e9 stesso per mancanza di altri avversari&#8230; E&#8217; il nostro destino, come dicevi anche tu. Noi siamo le pietre dell&#8217;architrave di un portone. Che, cozzando una contro l&#8217;altra, riescono a reggere il tutto. Ma quando una di esse spinger\u00e0 di pi\u00f9, allora sar\u00e0 l&#8217;intera porta a crollare. Noi siamo malati di gigantismo, di titanismo dettato dal terrore dell&#8217;altro. Noi siamo gonfi come otri dell&#8217;aria mefitica dell&#8217;ideologia della conquista. Noi siamo pericolosamente infettati dal morbo mortale della verit\u00e0 universale, perch\u00e9 ci siamo dimenticati delle nostre profonde e umili radici, del campanile della chiesetta, della moschea di paese, della fiamma che arde nella singola casa del piccolo centro. Se, per miracolo o per volont\u00e0 eroica di qualcuno, tornassimo ancora a quella primitiva condizione, di colpo allora, come d&#8217;incanto, i confini si moltiplicherebbero di nuovo all&#8217;infinito, e diventerebbero talmente numerosi le intrecciati da non costituire pi\u00f9 un pericolo o un&#8217;ambita preda per nessuno, ma soltanto un filtro penetrabile per scambiarci pacificamente il meglio del nostro pensiero, del nostro lavoro, delle espressioni pi\u00f9 sublimi dell&#8217;arte che abbiamo creato&#8230;<\/em>.\u00a0<em>Per questo per\u00f2 dovremmo completamente cambiare pelle&#8230;<\/em>, a quel punto un&#8217;espressione di furore, alla quale corrispondeva un preciso proposito nato proprio in quell&#8217;istante, stravolse il volto di Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0.<\/p>\r\n\r\n<p>Marcantonio Bragadin non rispose. Come avrebbe potuto spiegare a quel condottiero di pietra, a capo di un esercito che si proponeva di assoggettare il mondo intero, che evadere dalla propria [natura per assumerne una meno aggressiva costava il pesante prezzo della modestia, dell&#8217;accettazione incondizionata e sincera del voler tornare uomo qualunque tra gli altri uomini, rinunciando per sempre alla gloria eterna e all&#8217;imperituro ricordo dei popoli massacratori e di quelli massacrati? Era difficile che una persona del genere lo potesse fare. Era quasi impossibile, anzi, perch\u00e9 la strada della ricerca e dell&#8217;accettazione di s\u00e9 stessi e delle proprie specifiche origini non possedeva il medesimo fascino, non si ammantava della stessa cappa di fulgore di una parola, di un&#8217;idea, di un pensiero, che aveva la pretesa di imporsi come valido per ogni uomo sulla faccia del mondo, appagando nel medesimo tempo i peggiori istinti della bestia umana, la bramosia di conquista, di rapina, di sangue, di sterminio e di dominio sugli altri.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Non potrei mai fado &#8211; infatti il turco scosse melanconicamente la testa &#8211; lo ho bisogno di essere fedele ai principi, di essere ricordato, di essere temuto da chi mi odia e amato dai miei. Se fossi soltanto un uomo, al posto di un esempio vivente, cesserei immediatamente di esistere per davvero. E cos\u00ec \u00e8 per molta dell&#8217;umanit\u00e0. Forse la strada che tu indichi, quella del ritorno alla primitiva linfa vitale, fra centinaia d&#8217;anni, dopo infinite lotte, potr\u00e0 anche essere vincente, ma l&#8217;uomo per ora non pu\u00f2 ancora comprenderlo. Noi tutti siamo tuttora troppo primitivi per cessare di credere di essere tanto civilizzati da dover per forza imporre con la violenza la nostra cultura agli altri. Per questo adesso, in questi nostri tempi crudeli, dobbiamo ancora insistere su questa via. Tradendo, per non essere dimenticati. Straziando in modo orripilante un povero Marcantonio Bragadin che apprezzava la vita semplice dei contadini di Cipro, perch\u00e9 il modo terribile della sua morte non faccia cadere nell&#8217;oblio il volto di chi l&#8217;ha ucciso. C&#8217;\u00e8 ancora bisogno di insegnamenti, mio signore. Le masse sentono ancora urgere dentro di s\u00e9 la voglia di orrore, per essere rassicurate sulla propria ragione di esistere all&#8217;interno dei grandi regni, delle immense adunate di umanit\u00e0 che seguono ciecamente una bandiera&#8230; Mutare la pelle, comunque dicevi&#8230; &#8211; poi aggiunse tetro, prima di voltare le spalle alla carcassa insanguinata &#8211; Se \u00e8 proprio questo il tuo ultimo desiderio, veneziano, allora sarai accontentato&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Si rivolse poi ad un famiglio, ordinandogli di condurre immediatamente un cavallo veloce sulla riva, perch\u00e9 intendeva raggiungere presto la citt\u00e0 per mostrare, anche a quei popolani greci che il nemico aveva dichiarato di rispettare, il dispiegarsi feroce della propria potenza.<\/p>\r\n\r\n<p>Quindi assent\u00ec in direzione di un gruppo di armati un po&#8217; pi\u00f9 distante. E allora il colonnello Martinengo, colui che era venuto in soccorso di Famagosta il 24 gennaio 1571, venne fatto risalire dalla stiva nella quale era rinchiuso, e impiccato una, due, tre volte per sfregio ad un albero della nave.<\/p>\r\n\r\n<p>Intanto Marcantonio Bragadin veniva staccato e calato sul ponte della nave ammiraglia, e da l\u00ec trasportato di peso, e gettato senza nessuna delicatezza sul ruvido pianale di un carro.<\/p>\r\n\r\n<p>Quel tragitto che pochi giorni prima, mentre si recava al convegno notturno con il pasci\u00e0, gli aveva colmato il cuore di presentimenti e apprensioni, ora, ripercorrendolo a ritroso in quelle orribili condizioni di nudit\u00e0 e di schiavit\u00f9, gli serv\u00ec da occasione, nei rari momenti di lucidit\u00e0, per prepararsi al proprio destino di morte, e per implorare dall&#8217;Onnipotente la grazia di scombinare i progetti del turco, non permettendo che il male del proprio martirio potesse essere causa di un male ancora pi\u00f9 grande, di terrore per il proprio popolo e di fanatismo di altre genti accecate.<\/p>\r\n\r\n<p><em>L&#8217;uomo dovrebbe forse percorrere volontariamente le strade della debolezza<\/em>\u00a0gli capit\u00f2 anche di riflettere, mentre gli scossoni della carretta gli provocavano lancinanti dolori fin nella pi\u00f9 riposta fibra del corpo\u00a0<em>Finch\u00e9 infatti avr\u00e0 tra le mani una forza infinita, sar\u00e0 inevitabile che prima o poi la debba usare per precipitare l&#8217;intera razza umana in un baratro senza fondo&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Allora sarebbe stato forse necessario, si disse, che le singole parti, le diverse etnie che componevano gli imperi, che fornivano consistenza alle dilaganti armate, ritrovassero finalmente l&#8217;antica e sopita coscienza di s\u00e9, e cominciassero quindi ad erodere dall&#8217;interno ci\u00f2 che esse stesse, nel tempo, avevano costruito con tanta pena. Ovvero quei grandi aggregati umani e politici, la cui sorte sarebbe inevitabilmente stata quella di scontrarsi e tentare di maciullarsi a vicenda, per creare comunit\u00e0 sempre pi\u00f9 immense, arroganti, e inesorabilmente prive di quei freni inibitori ai quali gli uomini, fin da quando correvano nudi per la savana, non potevano sfuggire perch\u00e9 rimanevano indissolubilmente legati alle tradizioni, al bene della propria terra natia, in un certo modo all&#8217;aria stessa che respiravano fin dal primo vagito.<\/p>\r\n\r\n<p>Sarebbe cos\u00ec giunta l&#8217;epoca felice nella quale i Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0 non avrebbero pi\u00f9 procurato danno e distruzione, perch\u00e9 chi fosse stato loro vicino non avrebbe permesso che si inebriassero del veleno dell&#8217;ideologia, di quel senso perverso della verit\u00e0 e dell&#8217;aspirazione ad una particolare visione del bene che obbligatoriamente transitava per la conversione degli altri attraverso il sistematico esercizio del male.<\/p>\r\n\r\n<p>Le mura delle fortificazioni titaniche di Famagosta adesso erano immerse in un crogiolo di luce, mentre il ferro incandescente del mezzogiorno scavava le carni degli abitanti. Sugli spalti di pietra gialla ed erosa dal tempo e dalla salsedine trasportata dai venti marini, sventolavano gagliardi i .vessilli trionfanti della Sublime Porta. Gli armati ricoperti dalla lunghe e vaporose tuniche ,ottomane e col capo adorno della bombatura dei turbanti sfarzosi, lambivano con lo sguardo soddisfatto la loro recente conquista, l&#8217;intrecciarsi dei destini della popolazione che aveva gioito che la guerra si fosse finalmente conclusa senza apparenti vendette.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Cinquantaduemila uomini perduti in quattro assalti&#8230;<\/em>\u00a0calcol\u00f2 furente Mustaf\u00e0, smontando da cavallo. Era un conteggio di morte che avrebbe dovuto far dimenticare molto presto al sultano, offrendogli in grazioso omaggio la vita miserabile dell&#8217;infedele Bragadin, e opprimendo senza nessuna piet\u00e0 quella citt\u00e0 che ancora si illudeva di non dover pagare il prezzo della propria offensiva resistenza.<\/p>\r\n\r\n<p>Il veneziano intanto era stato gettato a spintoni gi\u00f9 dal carro. Ora, secondo le intenzioni del suo tormentatore, si sarebbe dovuta svolgere l&#8217;ultima parte del rito, l&#8217;estrema cerimonia del dolore che avrebbe sanzionato una cesura storica, e insieme simbolica, tra il dominio della Serenissima e quello dei nuovi padroni.<\/p>\r\n\r\n<p>Obbedienti alle indicazioni del loro signore, un paio di robusti carnefici afferrarono quindi di nuovo l&#8217;uomo nudo, e lo caricarono sulle spalle ferite di un grande cesto di vimini, colmo di terriccio e di pietrame pesante.\u00a0<em>Cammina!<\/em>, quindi gli ordinarono, mentre lo pungolavano con le lance nella schiena e nei glutei, indifferenti se le lame penetrassero a fondo nella carne slabbrata.<\/p>\r\n\r\n<p>Cominci\u00f2 allora a snodarsi la strada dell&#8217;abiezione. Un uomo esposto senza vestiti al ludibrio di tutti, perde con gli abiti anche gran parte delle proprie difese mentali, ed \u00e8 quindi costretto, proprio come hanno desiderato i suoi oppressori, a ridursi ad essere ancora di pi\u00f9 una cosa senz&#8217;anima, quasi per potersi nascondere e sottrarsi cos\u00ec ai colpi pi\u00f9 duri. Un uomo \u00e8 dunque nudo molto pi\u00f9 a fondo della superficie della propria pelle, molto oltre l&#8217;esposizione umiliante degli organi che il pudore gli fa tenere celati. Se poi questo stesso essere umano \u00e8 affaticato da un peso gravoso e intollerabile, \u00e8 come se la sua stessa umanit\u00e0 venisse completamente negata, rappresentandolo agli occhi dei propri simili come una volgare bestia da soma facilmente sacrificabile. Ed \u00e8 appunto allora che, privata del tutto la vittima della propria residua dignit\u00e0, della propria qualit\u00e0 superiore di creatura dotata di anima, sar\u00e0 molto pi\u00f9 facile per un aguzzino sopprimerla senza rimorso e senza biasimo, come si fa con un insetto repellente, cancellato dal mondo con una manata e un sospiro di piena soddisfazione.<\/p>\r\n\r\n<p>Al disgraziato non fu dunque risparmiata nessuna fatica. Sollecitato dalle urla e dalle spinte dei suoi guardiani, sfiat\u00f2 tutta l&#8217;aria dai polmoni su per le ripide scalinate che conducevano ai camminamenti in cima alle mura arroventate. E l\u00e0, incrociando la soldataglia feroce, quei non rari esemplari di umanit\u00e0 caina che gode nell&#8217;assistere allo spettacolo eccitante della sofferenza brutale degli altri uomini, non manc\u00f2 chi cosparse il percorso di cocci di vetro perch\u00e9 si infiggessero nelle piante dei piedi del veneziano, o chi gli gett\u00f2 bastoni tra le gambe tremanti, con l&#8217;intento di farlo ruzzolare rovinosamente sulla pietra scabra, e costringerlo poi a ricaricarsi della cesta pesante con uno sforzo inumano.<\/p>\r\n\r\n<p>Poi, inoltratosi in citt\u00e0, mentre un codazzo di mocciosi, proprio di quelli che s&#8217;inchinavano invece al suo passaggio quando comandava la piazzaforte, lo seguivano urlanti, tempestandolo di pietre e di sputi, felici di poter impunemente dominare sopra un adulto, anche le donne, attirate dal volgare schiamazzo, uscirono con titubanza dal fondo soffocante delle case, spuntarono dai vicoli bui, e si riempirono subito le pupille di quel corpo nudo di maschio indifeso e disponibile alla ferocia.<\/p>\r\n\r\n<p>Ci fu allora, tra loro, chi ebbe la tentazione di asciugargli pietosamente il sudore, e per\u00f2 subito se ne ritrasse per timore dell&#8217;arcigna scorta del prigioniero. Altre invece, e non furono poche, non persero l&#8217;unica occasione della loro esistenza di sottoposte di punire in quell&#8217;uomo esclusivamente il suo essere uomo. Qualcuna dunque si fece coraggio e, raccolta una pietra da terra, la scagli\u00f2 dritta al bersaglio. Un&#8217;altra, raccattata una mazza, gli percosse la schiena e, con gioia ancora maggiore, le natiche. Molte, rinfrancate da quanto avevano appena visto, colpirono dove pi\u00f9 dava loro piacere, di piatto e di punta sui genitali scoperti.<\/p>\r\n\r\n<p>E intanto Marcantonio Bragadin procedeva lungo la via dell&#8217;orrore, si inoltrava arrancando in gironi infernali sempre pi\u00f9 tetri e abissali. Strascinava i piedi spaccati dal sasso e dal vetro, aspirava a fatica sotto il giogo terribile del carico di pietre, esponeva le spalle alle scudisciate, spurgava liquame dalle orecchie e dal naso segati, si umiliava della sua nudit\u00e0, subiva le bastonature, sudava sotto la sferza inclemente del sole, si era ridotto ad uno spettro nella cui figura dolente spiccava il rosso delle ferite, il viola dei lividi, e il bianco della polvere che gli ricopriva la pelle, si incrostava alle suppurazioni, penetrava negli orifizi, gli accecava gli occhi e gli impediva il respiro.<\/p>\r\n\r\n<p>In questo modo continu\u00f2 perci\u00f2 a camminare, visitando ogni quartiere, ogni strada, passando davanti alle botteghe aperte, alle case dei maggiorenti della citt\u00e0, negli androni ombreggiati nei quali si radunavano i mendicanti cencio si, al mercato trionfante di colori e di merci dopo la felice conclusione del lunghissimo assedio. Tutti dovevano vedere, aveva decretato tranquillo Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0. Tutti dovevano imparare in cosa si trasforma la vita quando si \u00e8 perdenti. Tutti erano costretti ad ammirare da vicino come si andava sfilacciando l&#8217;orgoglio del veneziano, il simbolo dell&#8217;arroganza della Repubblica del Leone, il rappresentante della superba e decadente civilt\u00e0 occidentale.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Vaso vuoto che risuona perch\u00e9 privato dell&#8217;anima&#8230;<\/em>\u00a0lo giudic\u00f2 allora il turco, quando lo vide sopraggiungere nella piazza principale, nella quale era gi\u00e0 stato apparecchiato il lussuoso apparato per l&#8217;atto finale\u00a0<em>Vescica gonfiata che vibrer\u00e0 a lungo e lontano, recando ovunque la notizia della mia gloria e del mio trionfo&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Nel grande spiazzo al centro di Famagosta, mentre gi\u00e0 si radunava la folla attirata dal rullio dei tamburi e dal soffiare profondo dei corni ricurvi, erano stati disposti tutto attorno ricchi sedili ricoperti di seta cangiante, sui quali gi\u00e0 si erano accomodati gli ufficiali dell&#8217;armata straniera. Servitori seminudi alleviavano il fastidio della calura, agitando flabelli sopra le teste inturbantate dei militari, intanto che giovanissimi e graziosi servitorelli correvano dall&#8217;una all&#8217;altra delle personalit\u00e0, per rinfrancarle con bibite o con piccoli dolci esageratamente zuccherosi di antica tradizione turca.<\/p>\r\n\r\n<p>Fino a quel momento, gli occhi di ognuno dei presenti erano stati attirati dalla colonna di marmo collocata a mezzo della spianata, e dallo sfarzoso baldacchino di seta sotto il quale era seduto il pasci\u00e0, immobile e indifferente come una statua di sale. Ma, quando il rottame umano, sospinto dalla deriva delle torture e degli schiamazzi, spunt\u00f2 barcollando da una confluenza, le pupille attente degli spettatori gli si appuntarono contro, e se ci fu chi ne prov\u00f2 un po&#8217; di piet\u00e0, gli altri valutarono con giudizio da intenditori quanto quel corpo ormai allo stremo di cane cristiano potesse ancora resistere al definitivo tormento che lo attendeva. Si intrecciarono allora commenti pessimistici, che lo davano gi\u00e0 per morente, ed opinioni pi\u00f9 speranzose, che ritenevano invece che per fortuna sarebbe vissuto ancora abbastanza per sperimentare fino all&#8217;ultima goccia di strazio il trattamento crudele che gli sarebbe stato riservato.<\/p>\r\n\r\n<p>Quindi le voci si tacquero, perch\u00e9 almeno la morte richiede un po&#8217; d&#8217;attenzione. E parl\u00f2 soltanto uno dei molti, ovvero il pi\u00f9 grande, colui che era padrone del destino e della vita dei suoi nemici.\u00a0<em>Marcantonio Bragadin, se fosse vero il tuo Cristo, io adesso avrei tra le mani il potere di fare di te un santo&#8230; &#8211; lo irrise il pasci\u00e0, pur mantenendo un tono di voce severo e misurato &#8211; Invece a te rester\u00e0 soltanto il privilegio di morire per mio volere, perch\u00e9 ora io intendo mantenere la promessa che ti ho fatto l\u00e0 sulla nave&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Mosse quindi appena appena le dita, e allora apparve un uomo gigantesco e dal volto di rame, che reggeva tra le mani una lama affilatissima ed altri luccicanti strumenti. Intanto il prigioniero era stato incatenato alla colonna, pronto a non deludere l&#8217;attesa fin troppo paziente del pubblico.<\/p>\r\n\r\n<p>Il carnefice gli si avvicin\u00f2. Poi, con gesti tranquilli, calmo come lo specchio d&#8217;acqua di uno stagno, incise la fronte con un taglio preciso poco sotto l&#8217;attaccatura dei capelli rossastri del disgraziato. Quindi, flettendo il gonfiore dei suoi potenti bicipiti, afferr\u00f2 con le dita il lembo superiore della ferita e, con uno strappo netto e improvviso, scuoi\u00f2 rapidamente la vittima, strappando con perizia fin sopra la nuca la pelle del cranio e il suo fulvo pelame. I raggi del sole perci\u00f2 bersagliarono senza clemenza la carne viva, rossa, pulsante, percorsa dal viola delle vene e dal grigio con sfumature biancastre delle attaccature dei muscoli. E fecero brillare l&#8217;osso, che a tratti appariva con bagliore candido nella liquida massa sanguinolenta. L&#8217;urlo di infinito dolore del martire aggiunse allora le colonne che sostenevano il cielo e le scosse dalle fondamenta. Il mondo perse un battito del suo cuore, interruppe per un attimo il suo fondo respiro. Non un singulto, non un tremolio, non un fremito, turbarono invece la tranquillit\u00e0 della coscienza dei turchi.<\/p>\r\n\r\n<p>Nemmeno il torturatore diede segno di scomporsi. Era uno dei tanti uomini che sanno compiere il proprio dovere con cuore puro e senza pensiero. Si nett\u00f2 infatti con un grugnito uno schizzo di sangue che aveva intriso il vello fitto del suo torace, e prosegu\u00ec poi con abilit\u00e0 e precisione la &#8216;propria opera, per guadagnarsi onestamente la borsa di monete d&#8217;oro e le grazie di una concubina che gli aveva promesso la generosit\u00e0 del pasci\u00e0.<\/p>\r\n\r\n<p>Venne poi il turno del volto del condannato. Il gigante torse il polso e, dall&#8217;alto in basso, infil\u00f2 la punta della lama nella traccia sgocciolante che aveva precedentemente inciso, scalzando quindi pian piano, con accuratezza, avvalendosi di lamine d&#8217;oro che introduceva nei varchi, l&#8217;epidermide della fronte e dei resti nerastri del naso tagliato, la fragile copertura delle palpebre, per poi strappare bruscamente le guance fino agli zigomi e lavorare di fino intorno alla bocca. Il collo fu invece pi\u00f9 semplice da trattare, perch\u00e9 era sufficiente cercare di non sfiorare la gonfia arteria che lo percorreva, lasciando cos\u00ec sopravvivere fino alla fine l&#8217;uomo incatenato e brutalizzato.<\/p>\r\n\r\n<p>Fu in quel frangente che il turco massiccio fu sopraffatto per un istante dal caldo. Il lavoro costa fatica e sudore, ed \u00e8 questa la cifra con la quale si misura la seriet\u00e0 dell&#8217;impegno. Con gesti paciosi, l&#8217;uomo si asciug\u00f2 dunque il volto e le ascelle pelose. Poi, sbuffando come un mantice, studi\u00f2 per un po&#8217; l&#8217;eccellenza della propria impresa e la trov\u00f2 degna di ammirazione.<\/p>\r\n\r\n<p>La testa di Marcantonio Bragadin era ormai ridotta ad un&#8217;enorme spugna intrisa di sangue vivo. Sembrava uno di quei manichini di legno che, nei laboratori degli alchimisti, venivano usati, da quegli uomini assetati di conoscenza, per meditare e sperimentare sull&#8217;intima struttura anatomica.<\/p>\r\n\r\n<p>Era dunque un fantoccio intessuto di carne che soffre, qualcosa di quasi non pi\u00f9 umano distrutta in quel modo a causa non del sapere ma per il puro piacere. Era un prodotto della sublime inventiva di quegli animali a due gambe che dominano questo sfortunato pianeta.<\/p>\r\n\r\n<p>La vittima per\u00f2 nel frattempo era svenuta, e questo non soddisfaceva chi stava a guardare. La massa di fibra pulsante appena scuoiata cadeva inerte in direzione del petto, e da ogni punto sgocciolava materia sanguigna, umori, liquami mucosi, stille vischiose che trasudavano dall&#8217;interno del cranio, dagli strati profondi di guance, di orbite, degli zigomi e del mento. Pi\u00f9 sotto, scotennata completamente, saliva su e gi\u00f9 la massa appuntita che adorna la gola dei maschi, e si intravedevano facilmente i grandi cordoni, i tiranti fibrosi dei muscoli che reggono il peso del capo.<\/p>\r\n\r\n<p>Ma il disgraziato era purtroppo incosciente. Era un pezzo di bruta materia che si arrogava il diritto insultante di non partecipare attivamente al trionfo della giustizia, e che perci\u00f2 privava subdolamente il suo pubblico di parte del legittimo gusto.<\/p>\r\n\r\n<p>Fu dunque fatto rinvenire di colpo quando il carnefice lo trafisse nel costato con un colpo deciso di ama. E allora Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0, con il volto atteggiato a benevolenza e sapienza, lo fiss\u00f2 nei lobi oculari quasi completamente enucleati, che sembravano biglie di marmo appena appena attaccate ad un supporto, e quasi sul punto di rotolare nella polvere candida ed infuocata.<\/p>\r\n\r\n<p>l&#8217;oscena creatura scorticata fu dunque costretta con la forza a levare di nuovo quel che restava della propria testa, e a quel punto il pasci\u00e0 gli sorrise amabilmente, come talvolta si fa con un servo obbediente.\u00a0<em>La pelle, gli ricord\u00f2 poi a voce alta &#8211; Nulla a questo mondo cambier\u00e0 mai, veneziano. Mai, anche se ci sforziamo di mutare o di uscire dalla nostra pelle&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Disse cos\u00ec, e non l&#8217;intese nessuno, nemmeno Bragadin ormai morente. Poi, indifferente alle fasi ulteriori della barbarica punizione, si lev\u00f2 stancamente dal suo trono lussuoso e, a passo lento e solenne, in splendido isolamento, si avvi\u00f2 di nuovo verso le mura, perch\u00e9 avvertiva nostalgia della visione pacificante del mare, della tenerezza di un po&#8217; di poesia, di un attimo intenso di meditazione profonda, dopo aver compiuto fino in fondo il proprio dovere di conquistatore.\u00a0<em>La morale ipocrita degli infedeli&#8230;<\/em>\u00a0a quel punto chin\u00f2 dolorosamente la testa, quasi che fosse offeso da quella miseria di pensiero\u00a0<em>E&#8217; bastato che facessi credere di desiderare il corpo sottile di quel paggio perch\u00e9 mi dessero modo di trovare un facile pretesto per massacrarli&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>I cristiani preferivano sempre la morte alla vita, quindi ramment\u00f2. Ne erano ossessionati. Ed era per questo che, forse nel volgere di pochi anni, la loro cultura si sarebbe accartocciata su s\u00e9 stessa,\u00a0;comparendo quindi per sempre.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Memento mori<\/em>, ricordati che devi morire, erano soliti affermare costoro ad ogni istante, atteggiando il volto ad una maschera d&#8217;intenso dolore. Nella macerazione continua di volersi perci\u00f2 guadagnare benemerenze per il loro falso paradiso, avrebbero alla fine sempre pi\u00f9 dischiuso le corte alla comprensione e al soccorso dell&#8217;altro, del diverso, di chi soltanto loro ridicolmente reputavano fosse debole e spaurito, maltrattato e sfruttato, infelice e ormai del tutto incapace di reagire e di colpire a fondo e con efficacia.<\/p>\r\n\r\n<p><em>E allora verr\u00e0 il momento felice nel quale il loro cuore finalmente si presenter\u00e0 tenero e nudo, e le pupille degli sciocchi si spalancheranno per lo sbalordimento, quando verr\u00e0 trafitto senza piet\u00e0 proprio da coloro per i quali hanno generosamente provato piet\u00e0&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Mustaf\u00e0 assent\u00ec. La morte e il patimento dei singoli era invece una questione trascurabile quando si intendeva fondare un impero. Lui stesso, durante uno degli assalti alle mura di Famagosta, aveva perduto il figlio primogenito, la luce stessa dei propri occhi. Eppure non si era spezzato, imitando si soltanto ad accentuare lo squisito piacere mentale per lo spasimo angoscioso del Veneziano.<\/p>\r\n\r\n<p><em>La fine non se l&#8217;aspettano, in Occidente. Si credono tanto sicuri di s\u00e9 da potersi anche concedere il lusso della clemenza e dell&#8217;umanit\u00e0. Sar\u00e0 appunto per questo che, se oggi non riusciremo a piegarli con la forza, spada contro spada, esercito contro esercito, domani potremo anche far credere loro di esserci arresi, per poi penetrare pacificamente nella rocca nemica come fratelli o come mendicanti n cerca di pane. Baster\u00e0 allora attendere di essere in numero sufficiente, per cominciare ad erodere dall&#8217;interno le fondamenta stesse della fino allora imprendibile fortificazione avversaria&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Dopo l&#8217;allontanamento del suo signore, il muscoloso gigante aveva accelerato il proprio lavoro, per poi ritirarsi all&#8217;ombra dei portici, e bere acqua fresca da un otre che era stato preparato appositamente per lui. Abbracci\u00f2 perci\u00f2 di gran fretta il corpo scorticato a met\u00e0 e, dal retro, gli segn\u00f2 con una lunga incisione la pelle lungo la spina dorsale. Quindi, dopo aver immerso nel grasso giallastro strumenti adatti a non farla lacerare, quasi si trattasse di sfilare un camiciotto di tela strapp\u00f2 con le forti mani in direzione opposta, finch\u00e9 i grandi lembi, cui erano rimasti incollati strati di cotenna untuosa e bianchiccia, furono staccati fino all&#8217;altezza dei fianchi, a lato lei capezzoli e della cassa toracica del torturato. Marcantonio Bragadin a quel punto svenne di nuovo. E riusc\u00ec finalmente a morire nel momento cui, trafitti con un taglio trasversale i muscoli pettorali, l&#8217;uomo dal volto di rame mise allo scoperto fin gi\u00f9 all&#8217;ombelico il rimanente della carne viva e stillante.<\/p>\r\n\r\n<p>Ma intanto i dignitari, ormai annoiati dallo spettacolo e infastiditi dall&#8217;insopportabile calura, stavano sciamando a gruppi, ciarlando gi\u00e0 di altre questioni. Finch\u00e9 sulla piazza, fedele al proprio compito, rimase soltanto il carnefice e qualche donna curiosa che occhieggiava da dietro i tendaggi delle finestre Il primo dunque inizi\u00f2 dai piedi per scuoiare tutte le gambe con perizia da vero maestro. Le seconde si ritirarono invece nelle stanze pi\u00f9 interne delle case circostanti, soltanto dopo che ebbero soddisfatto la propria curiosit\u00e0 femminile sul come il coltello ricurvo avrebbe operato per spellare con indubbia abilit\u00e0 i genitali pesanti del comandante cristiano&#8230;<\/p>\r\n\r\n<p><em>Costantinopoli&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Ritto su una delle quattro torri di avvistamento che intervallavano la lunga teoria delle mura di Famagosta, Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0 era indifferente alla vampa che lo attanagliava. Il suo cuore sognava. La sua mente costruiva ardite architetture di parole di lode. Le sue mani si chiudevano e si aprivano come se fossero state percorse da un brivido di intenso piacere. Il suo sesso sentiva ancora bisogno di vita e di lancinante appagamento immediato.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Costantinopoli&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Senza neppure chiudere gli occhi, rivedeva adesso il paesaggio sublime della citt\u00e0 magica, cos\u00ec come appare allo sguardo incantato di chi provenga dal mare. I pinnacoli che si levavano al cielo, contendendo l&#8217;imperio alle nuvole. n tondeggiare dorato delle cupole delle moschee. n brillio sotto a luce diurna dei mosaici dei palazzi. I fuochi delle torce nei giardini incantati sotto la luna.<\/p>\r\n\r\n<p>l&#8217;addossarsi una all&#8217;altra delle casupole bianche. Il formicolio della gente che vestiva abiti vaporosi e colorati. Le palme maestose che gettavano ombra sulle spiagge infuocate. Il gonfiarsi improvviso delle vele delle navi alla fonda. L&#8217;andirivieni delle barche che incrociavano lente e pesanti sulle acque del vasto e profondo canale.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Costantinopoli&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Il pasci\u00e0 si gir\u00f2 di tre quarti e, con un&#8217;occhiata breve e malinconica sulla necessaria infelicit\u00e0 umana che si vedeva adesso sfilare per le vie l\u00e0 sotto, segu\u00ec la cavalcata del simulacro di Marcantonio Bragadin, di quel piccolo uomo insignificante che era stato un nulla assoluto prima che gli fosse affidato il ruolo glorioso di servire a confermare la grandezza del proprio nemico storico. La sua pelle di maledetto infedele era stata intanto ricucita con somma cura attorno ad un imbottitura di paglia, e il fantoccio ridicolo al quale erano state ridotte le spoglie del condottiero era stato poi rivestito con abiti sontuosi e con un cappello di pelliccia. Quindi, mentre le carni erano state squartate e distribuite a pezzi ai reparti perch\u00e9 fin l&#8217;ultima fibra dell&#8217;avversario fosse dilaniata e dispersa, la triste figura ancora spurgante sangue era stata portata in trionfo tutto intorno alla citt\u00e0, con un seguito di sbeffeggianti comparse che inalberavano sulle picche le teste mozzate di Astorre Baglioni e degli altri ufficiali veneziani.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Costantinopoli&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Mustaf\u00e0 allora decise che si sarebbe preoccupato di far sfilare quell&#8217;oscena rappresentazione anche per le strade della capitale dell&#8217;impero ottomano. Perch\u00e9 tutti potessero vedere e capire che mai niente sarebbe cambiato sulla faccia butterata del mondo, e che quindi la potenza avrebbe sempre trionfato su tutto e su tutti, fino all&#8217;immancabile vittoria finale. Poi, al termine della festa di giorni e giorni che il sultano avrebbe avuto l&#8217;obbligo di celebrare in suo onore, il fantoccio di pelle e di paglia di quell&#8217;avversario arrogante sarebbe stato definitivamente abbandonato, come cosa che a quel punto aveva esaurito il suo scopo, nel fondo delle umide prigioni degli schiavi, perch\u00e9 in ultimo servisse da monito anche per loro.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Tutto questo orrore apparir\u00e0 forse a qualcuno come pura follia<\/em>\u00a0poi il turco si compiacque della propria sofferta filosofia\u00a0<em>E invece \u00e8 soltanto precisa coscienza della Storia e della natura selvaggia degli uomini. E&#8217; dunque segno di perfetta lucidit\u00e0&#8230;<\/em>.<\/p>\r\n\r\n<p>Sui resti del condannato, strascinati da folle vocianti per le strette stradine, e poi abbandonati in un angolo in mezzo ai rifiuti maleodoranti, stavano adesso calando a becco spalancato gli uccelli famelici, felici per quel pasto insperato di carne fresca.<\/p>\r\n\r\n<p><em>Costantinopoli&#8230;<\/em>\u00a0pens\u00f2 allora per l&#8217;ultima volta il comandante, sentendosi invadere l&#8217;anima da una molle dolcezza e da un turbamento che non provava da moltissimi anni.<\/p>\r\n\r\n<p>Il mare adesso che era tornato a guardarlo, si era trasformato in una lastra d&#8217;argento levigata dalla sapienza della luce solare.<\/p>\r\n\r\n<p>Dalla costa salivano a ondate fin lass\u00f9 i profumi intensi del timo e della lavanda. Tutto attorno, il mondo respirava felicit\u00e0.\u00a0<em>Le terre di conquista cristiana&#8230;<\/em>\u00a0anche Mustaf\u00e0 Lala Pasci\u00e0 si permise allora di rallegrarsi, puntando lo sguardo acuto verso l&#8217;estremo orizzonte, in direzione delle coste d&#8217;Italia e di Grecia. Laggi\u00f9 molto presto avrebbe diretto le navi, sbarcato i cavalli, piazzato le artiglierie, incitato le truppe fedeli alla battaglia definitiva.<\/p>\r\n\r\n<p>Laggi\u00f9, sul capo d&#8217;Otranto. Laggi\u00f9, nell&#8217;isola di Trinacria. Laggi\u00f9, nella bianca Atene o nel canale frastagliato nel quale si s\ufffdecchiava l&#8217;imprendibile roccaforte di Lepanto.<\/p>\r\n\r\n<p>LEPANTO\u2026<\/p>\r\n\r\n<p>A LEPANTO\u2026<\/p>\r\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il martirio di Marcantonio Bragadin, il famoso condottiero veneziano.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_editorskit_title_hidden":false,"_editorskit_reading_time":0},"categories":[349],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.7.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Marcantonio Bragadin\/Il martirio - Venicewiki<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il martirio di Marcantonio Bragadin, il famoso condottiero veneziano.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/venicewiki.org\/it\/storia-di-venezia\/marcantonio-bragadin-martirio\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Marcantonio Bragadin\/Il martirio - 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