{"id":4922,"date":"2023-01-08T15:23:45","date_gmt":"2023-01-08T14:23:45","guid":{"rendered":"https:\/\/venicewiki.org\/it\/?p=4922"},"modified":"2023-03-13T17:57:45","modified_gmt":"2023-03-13T16:57:45","slug":"invasioni-barbariche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/venicewiki.org\/it\/storia-di-venezia\/invasioni-barbariche\/","title":{"rendered":"Invasioni barbariche"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<\/p>\r\n<h1 style=\"text-align: center;\">Invasioni barbariche a Venezia<\/h1>\r\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]I 170 anni che dall&#8217;inizio del V secolo ci porteranno fino all\u2019arrivo dei Longobardi in Italia sono caratterizzati da condizioni politiche sempre pi\u00f9 precarie e violente. Qui verranno percorsi quasi solo per titoli, scontando una certa superficialit\u00e0, ma almeno i passaggi principali e le connessioni ci sono indispensabili per ricostruire il contesto in cui si former\u00e0 la citt\u00e0 di Venezia.<\/p>\r\n\r\n<p><br \/>Fra il 402 e il 403 Stilicone respinge l\u2019invasione dei Visigoti guidati da Alarico; la capitale del regno viene trasferita da Milano a Ravenna, pi\u00f9 protetta e meglio difendibile in quanto circondata da paludi. Non restano prove storiche che esistesse una sorta di patto di non aggressione fra Alarico e Stilicone, per\u00f2, quando Onorio, mal consigliato, nel 408 decide di processare e condannare a morte il suo generale, non dovr\u00e0 attendere per troppo tempo il ritorno di Alarico che con i suoi Visigoti nel 410 giunger\u00e0 fino a Roma sottoponendola ad un saccheggio rovinoso. In questo frangente viene fatta prigioniera anche Galla Placidia, sorellastra dell\u2019imperatore Onorio e di Arcadio; poi Alarico muore in Calabria, il Busento lo ospiter\u00e0 suo malgrado, ed il successore, il fratello Ataulfo sposa Galla Placidia che cos\u00ec diviene regina dei Visigoti. Nel 415, quando Ataulfo \u00e8 ucciso, lei recupera la libert\u00e0 di ritornare in Italia alla corte di Onorio dove sposer\u00e0 un suo generale, Flavio Costanzo. Dal matrimonio, nell\u2019anno 419 nasce Flavio Placido Valentiniano. Costanzo aveva sconfitto i Visigoti stanziati in Italia, messo fuori gioco vari usurpatori del potere e rimesso un po\u2019 in sesto il governo romano e imperiale; Onorio, debole e riconoscente nei suoi confronti lo aveva associato al suo potere nel 421 nominandolo Augusto. Nello stesso anno Costanzo muore e il Primicerio Giovanni usurpa il trono di Onorio che si ritirer\u00e0 a Ravenna e l\u00ec morir\u00e0 nel 425. Gallia Placidia, una seconda volta vedova, ripara con i figli alla corte di Costantinopoli dove regna Teodosio II, figlio di Arcadio, che non riconosce Giovanni quale imperatore romano. La \u201cdiatriba\u201d pu\u00f2 trovare una soluzione solo sul terreno militare e Giovanni se ne rende conto perci\u00f2 spedisce il suo generale pi\u00f9 bravo, Ezio, in missione presso gli Unni per ottenere un loro intervento mercenario a fianco di Roma e contro Costantinopoli. Ma Arcadio muove il suo esercito pi\u00f9 lestamente del previsto e lo scontro fra i due eserciti avviene in assenza di Ezio e delle sue truppe, che ancora sono presso gli Unni. Nel 425 Giovanni \u00e8 sconfitto e decapitato; Galla Placidia rientra in Ravenna per riprendersi il controllo dell\u2019impero di Roma; il figlio Valentiniano, che ha solo sei anni, diviene imperatore col nome di Valentiniano III e lei di fatto regner\u00e0 in sua vece. Giovanni il Primicerio era morto da tre giorni quando giunge a Ravenna Ezio assieme ad un grosso esercito di Unni. (Per meglio comprendere sar\u00e0 utile ricordare che il generale Flavio Ezio era figlio di un militare romanizzato ma di origine unna e aveva trascorso la sua giovinezza, come ostaggio, presso gli Unni. Grazie alle sue amicizie Ezio riusc\u00ec a condurre una politica di contenimento politico-militare in Gallia servendosi dei federati Unni contro Vandali e Burgundi. Quando per\u00f2 nel 451 Attila, il nuovo capo che dal 445 regnava sugli Unni, decise di sferrare un attacco senza pari verso le citt\u00e0 della Gallia devastandole con morte e distruzione e rapina, fu proprio Ezio a guidare gli eserciti alleati: oltre a quello romano anche visigoti, alani, burgundi, bretoni, sassoni e franchi nella famosa battaglia dei Campi Catalaunici che vide Attila, soccombente, ritirarsi.) Che fare\u00a0? Ezio \u00e8 stato uomo di Giovanni, Galla Placidia non lo gradisce, ma dietro di lui vede agitarsi tutti quegli Unni dalle sembianze inquietanti. La tensione si allenta solo quando Galla Placidia ed Ezio si accordano: gli Unni avrebbero ricevuto il loro compenso in denaro e se ne sarebbero ritornati ai loro territori, mentre a Ezio sarebbe stato riconosciuto il titolo di magister militum in occidente. Questo accordo, nato pur in condizioni tanto precarie e contingenti, regger\u00e0 e segner\u00e0 la scena per i successivi trent\u2019anni; poi Valentiniano III, geloso del successo del suo generale Flavio Ezio, nel 453 lo convoca in udienza e lo uccide con le sue mani; la fazione fedele a Ezio replica scannando Valentiniano e aprendo l\u2019ultima e definitiva fase di agonia dell\u2019Impero con l\u2019emergere di Ricimero, un patrizio di origini sveve, che tenter\u00e0 di contrastare in ogni modo, a volte riuscendovi, le decisioni di Costantinopoli nella scelta dell\u2019Imperatore d\u2019Occidente. Nel 453, quando gli Unni, di ritorno dalla sconfitta in Gallia, entrano in Italia sempre guidati da Attila, trovano resistenza solo in alcune piazzeforti, particolarmente ad Aquileia. Il loro obbiettivo \u00e8 la preda, col terrore e con la distruzione travolgono le difese incontrate, tuttavia i danni non sono tali da produrre la desolazione delle contrade e lo spopolamento della regione di terraferma a vantaggio di quella insulare. L\u2019invasione non avr\u00e0 alcuna base di stabilit\u00e0; gli Unni sono in transito per questi territori, senza finalit\u00e0 di stanziamento; per questo motivo non si produsse che uno squilibrio temporaneo, che, cessata la bufera, si ricompose. Non fu perci\u00f2 Attila il \u201cresponsabile\u201d della nascita di Venezia, come una tarda leggenda volle far credere. (R.Cessi \u2013 Le origini del Ducato Veneziano \u2013 Morano Ed. \u2013 1951 &#8211; pag.15 e 17) Tra il 455 e il 474 si succedono 6 imperatori: Petronio Massimo, Avito, Maggiorano, Libio Severo, Antemio e Glicerio, quest\u2019ultimo poi deposto da Giulio Nepote a sua volta cacciato dal magister militum Flavio Oreste che, per poter governare, non essendo di stirpe italica ma germanica, fa nominare imperatore il giovanissimo figlio Romolo Augusto, nato da moglie romana. Qualche tempo dopo, nel 476, quando Flavio Oreste non cede alle richieste di terre da parte delle trib\u00f9 degli Eruli, Sciri e Turcilingi, la situazione, gi\u00e0 tesa, precipita; queste popolazioni si affidano a Odoacre acclamandolo loro re, era costui il comandante degli Eruli al servizio nelle forze militari romane, figlio di Edicone, un principe sciro che fu alla corte di Attila. Odoacre uccide Oreste, depone Romolo Augustolo e invia a Costantinopoli le insegne imperiali, simbolo del potere che ritorna nelle mani di Zenone, l\u2019imperatore d\u2019Oriente, il quale riconosce a Odoacre il titolo di patrizio e di governatore d\u2019Italia. Il Senato romano ancora continuer\u00e0 a riunirsi, a dimostrazione che \u201cla fine\u201d dell\u2019impero non fu poi una cesura cos\u00ec netta; ormai da tempo l\u2019impero romano era solamente un involucro istituzionale, privo quasi del tutto di effettivo potere. Odoacre regge il governo dell\u2019Italia per una dozzina di anni con un esercito composto di soli barbari e riportando anche una serie di successi militari; poi Zenone lo valuta non pi\u00f9 affidabile, o controllabile, e nell\u2019estate del 488 spedisce contro di lui il goto Teoderico con il suo esercito. (La vulgata ha distorto in Teodorico, ma il suo nome esatto era Teoderico.) Teoderico viene dal clan reale degli Ostrogoti, probabilmente figlio del re Teodomiro, all\u2019et\u00e0 di otto anni fu inviato alla corte imperiale quale ostaggio a garanzia della pace fra Ostrogoti e Bisanzio; qui per dieci anni ricevette una formazione da patrizio, apprese latino e greco e poi fu riscattato e ritorn\u00f2 fra la sua gente, salendo sul trono alla morte del padre nel 474. Zenone si era alleato con Teoderico che otteneva risorse in cambio del presidio al confine nord dell\u2019impero. I suoi successi lo portano prima ad ottenere lo stato di federato romano e poi, nel 484, il titolo di console. Anche Teoderico stava diventando sempre pi\u00f9 ingombrante per Zenone che, furbescamente, pensa di metterlo contro Odoacre; perci\u00f2 tra l\u2019estate e l\u2019autunno del 488 muovono verso l\u2019Italia i Goti dalla Mesia, la Serbia attuale, guidati da Teoderico. Bene e in pi\u00f9 battaglie si difende Odoacre con il suo esercito, ma in ultimo, asserragliato in Ravenna, \u00e8 preso per fame dopo due anni e mezzo di assedio. Prima della resa Teoderico promette clemenza, ma scanna poi di sua mano Odoacre e quindi ordina di sterminare anche tutti i suoi consanguinei. Cos\u00ec Teoderico si proclama Re d\u2019Italia nel 493 e per 33 anni mantiene quel trono, cio\u00e8 fino al 526 quando, il 30 agosto, muore a Ravenna. Abile governante, imposta una politica di collaborazione fra i suoi goti di fede ariana e i latifondisti romano-cattolici; Ravenna diviene con lui una fiorente citt\u00e0 ed un porto importante pi\u00f9 della stessa Aquileia. In uno sforzo amministrativo per riportare un po\u2019 di ordine nel disgregato tessuto imperiale, riutilizzer\u00e0 antiche magistrature militari romane quali i Tribuni marittimorum; che rappresentano gli ultimi detriti della vecchia organizzazione salvati dallo sforzo amministrativo teodoriciano e, come vedremo, saranno usati anche dai bizantini fino alla nascita del ducato veneziano. L\u2019esercito rimane solo ostrogoto e gli ufficiali di stirpe romana o bizantina rappresentano delle eccezioni, tuttavia fra i collaboratori pi\u00f9 fidati di Teoderico troviamo personaggi quali Cassiodoro, che diviene il suo segretario, o Boezio e Simmaco che erano senatori. Verso i suoi ostrogoti, con l\u2019Edictum Theoderici tenta di modificare almeno una parte delle loro regole con l\u2019introduzione dello jus romanus e la sostituzione dell\u2019assemblea popolare, principale istituzione dell\u2019antica costituzione gota, con il palatium, cio\u00e8 la Corte del Re. Nella realt\u00e0 non si avvia nessuna integrazione: ostrogoti e romani convivono come due entit\u00e0 separate, continuando a parlare due lingue diverse, conservando ognuna le proprie tradizioni, la propria religione ed il proprio diritto. I tribunali sono distinti e per dirimere una controversia tra membri delle due popolazioni si istituiva un tribunale misto. I goti sono ariani, i romani cristiani e quando l\u2019imperatore Giustino dichiara da Bisanzio guerra all\u2019arianesimo, in Italia si vive questa decisione come una speranza di liberazione dagli invasori ed i rapporti fra il Senato e Costantinopoli segretamente si intensificano. Teoderico prima tenta un\u2019intesa con Giustino proponendogli un patto di libert\u00e0 religiosa per cristiani e ariani, poi manda il papa Giovanni I a Bisanzio per attestare la sua tolleranza verso i cristiani. Il papa viene ricevuto con grandi onori, celebra il rito della Pasqua e incorona Giustino nella Cattedrale di Costantinopoli; Teoderico interpreta tutto questo come un tradimento e in ogni caso la missione non porta alcun risultato; al suo ritorno il povero papa finisce in carcere e l\u00ec tosto morir\u00e0. E\u2019 questo il segnale che conferma l\u2019inizio di una politica repressiva da parte di Teoderico che perseguiter\u00e0 fino alla morte molti membri dell\u2019aristocrazia romana sospettati di collusione con Bisanzio, nel 525 sono uccisi anche Severino Boezio e Simmaco. Una delle figlie di Teoderico, Amalasunta, nel 515 era andata in sposa a Eutarico, un visigoto originario della Hispania, che suo padre le aveva scelto per designarlo anche alla propria successione. Ma Eutarico nel 522 muore, quindi nel 526, quando anche Teoderico muore, vedendo sostanzialmente fallire il suo progetto politico, sul trono va il nipote Atalarico, figlio di Amalasunta, posto sotto la tutela della madre perch\u00e9 lui a quel tempo ha solo nove anni. Amalasunta \u00e8 cresciuta in un ambiente culturale fortemente romano e lei \u00e8 filobizantina, consapevole di non essere molto amata dal popolo goto. Tenta di impartire al figlio un\u2019educazione latina, ma i capi ostrogoti glielo tolgono per fare di lui un vero re ostrogoto, in realt\u00e0 lo porteranno a morte nel 534 per consunzione e per i troppi disagi. Amalasunta fa di tutto per resistere, si accompagna con Teodato, duca di Tuscia, richiama Cassiodoro alla sua corte, tiene contatti stretti con Bisanzio, dove dal 527 regna Giustiniano, nipote del defunto Giustino. Ma Teodato la fa prigioniera e prende il potere, lei chiede asilo e aiuto a Giustiniano che per\u00f2 non giunge in tempo: nel 535 viene uccisa nella sua prigionia sull\u2019isola di Martana nel lago di Bolsena. Insieme alla minaccia lanciata da Teodato di uccidere tutti i senatori romani se non si fosse immediatamente ritirato il generale Belisario con il suo esercito dalla Sicilia, l\u2019uccisione di Amalasunta \u00e8 la concausa che Giustiniano addurr\u00e0 per dichiarare guerra. Belisario, si trovava in Sicilia con il preventivo consenso degli Ostrogoti, perch\u00e9 aveva tenuto qui le basi per attaccare e sconfiggere i Vandali in Africa settentrionale. Di fronte alle minacce di Teodato Belisario dalla Sicilia invade l\u2019Italia, Teodato ripara a Ravenna dove viene ucciso e sostituito da Vitige. Inizia cos\u00ec una guerra ventennale, poi detta \u201cGuerra gotica\u201d, che si concluder\u00e0 con la sconfitta degli Ostrogoti. Nel 554 Giustiniano, con la Prammatica Sanzione, riconduce i territori italiani sotto la giurisdizione dell\u2019impero di Bisanzio, restituendo a tutti i proprietari le terre che l\u2019\u201cimmondo Totila\u201d aveva lor tolto a favore dei contadini; la circoscrizione veneta, il cui distacco dall\u2019Istria cominciava gi\u00e0 a proporsi come conseguenza delle trascorse vicende belliche, rispondeva, come le altre province, al patrizio Narsete che da Ravenna governava per l\u2019imperatore di Costantinopoli. Nell\u2019arco di tempo della \u201cGuerra gotica\u201d si situano due documenti importanti per la lettura della storia di Venezia. Il primo documento \u00e8 costituito da uno scritto di Flavio Cassiodoro che, nel 537 per conto dell\u2019ostrogoto Vitige, nel suo ruolo di prefetto del pretorio, si rivolge ai \u201cTribuni Marittimi\u201d per sollecitare un trasporto di derrate alimentari su barca dall\u2019Istria a Ravenna. ( F. C. Lane \u2013 Storia di Venezia \u2013 Ed. Einaudi 1991)<\/p>\r\n\r\n<p>Cassiodoro loda il talento marinaro dei veneziani: \u201cIl movimento delle maree muta continuamente l\u2019aspetto dei luoghi, che sembrano talora terrestri e talora insulari, e le vostre case sono simili alle dimore degli uccelli acquatici, perch\u00e9 voi tenete insieme la terra proteggendola con vimini dalle onde marine\u2026; con le barche attaccate fuori, a guisa di animali\u2026.Voi abbondate soltanto di pesce, ricchi e poveri vivono insieme in eguaglianza. Tutti si nutrono dello stesso cibo e hanno case simili; per cui gli uni non possono invidiare il focolare degli altri, e cos\u00ec sono esenti dai vizi che dominano il mondo. Tutta la vostra emulazione si concentra nel lavoro delle saline; anzich\u00e9 di falci e di aratri, vi servite di rulli, e da qui viene tutto il vostro guadagno. Dalla vostra industria dipendono tutti gli altri prodotti, giacch\u00e8, se pur vi \u00e8 qualcuno che non ricerca l\u2019oro, deve ancora nascere chi non desideri il sale, che rende ogni cibo pi\u00f9 saporito.\u2026Numerosa navigia possidetis \u2026 qui saepe spatia transmittis infinita\u201d. E\u2019 oleografico il vecchio Cassiodoro\u00a0! Il secondo documento \u00e8 il racconto di Procopio di Cesarea, che seguiva il generale bizantino Belisario nelle sue campagne di guerra. Nel libro IV\u00b0 egli descrive la spedizione del generale Narsete, inviato nel 551 da Giustiniano a liberare l\u2019Italia e Roma, ricadute nelle mani del re goto Totila. \u201cIn pochi anni Totila aveva allestito anche una flotta notevole e Narsete scelse pertanto di attaccarlo per via di terra, ponendo la base strategica in Dalmazia. I Goti sbarravano il passo a Narsete da Verona, ed avevano reso intransitabili tutti i paesi attorno al Po con fosse, voragini, paludi molto profonde ed acquitrini. Totila non pensava che i Bizantini potessero mai marciare lungo il litorale del Golfo, perch\u00e9 i moltissimi fiumi navigabili che vanno a sfociare col\u00e0 rendono del tutto intransitabili i paesi della zona. Narsete era in grave perplessit\u00e0, quando Giovanni\u2026che aveva molta esperienza di quei luoghi, lo esort\u00f2 a marciare con tutto l\u2019esercito lungo la costa\u2026.dove le popolazioni erano soggette ai bizantini, e a farsi scortare da alcune navi e molte lance. Ogni volta che l\u2019esercito giungeva alla foce di un fiume, gettando un ponte di lance sulla corrente, avrebbero potuto effettuare il varco agevolmente\u2026.Narsete gli diede retta, ed in tal modo punt\u00f2 con le sue truppe su Ravenna.\u201d Il passaggio di questi 25.000 uomini lungo i litorali dell\u2019Adriatico fu certo un\u2019impresa notevole.<\/p>\r\n\r\n<p>Dunque nell\u2019intervallo di soli quattordici anni, dal 537 al 551, sono documentate due operazioni che coinvolsero l\u2019intero sistema dei villaggi dall\u2019Istria a Ravenna e che ci permettono le seguenti considerazioni: &#8211; \u00c8 ragionevole supporre l\u2019esistenza di un\u2019organizzazione di battellieri capace di sfruttare la congiuntura bellica sotto la guida di Tribuni marittimi. &#8211; non si tratta di una societ\u00e0 di soli pescatori e salinari, ma occorre riconoscervi anche un\u2019attivit\u00e0 di navigazione quantomeno complementare, e neppure di breve raggio; &#8211; pare ovvio immaginare un\u2019organizzazione dei prodotti e della loro commercializzazione, con la conseguente accumulazione di danaro, che spiega quindi l\u2019esistenza di \u201cricchi e poveri\u201d rilevata dal buon Cassiodoro; &#8211; le isole della laguna ospitavano una comunit\u00e0 organizzata e collegata con la terra ferma gi\u00e0 prima dell\u2019arrivo longobardo;<\/p>\r\n\r\n<p>Le lagune del Veneto, molto pi\u00f9 accessibili dal mare che non da terra, assumono un valore strategico come testa di ponte per l\u2019Impero d\u2019Oriente: le forze bizantine utilizzano, per le loro operazioni, i porti dell\u2019alto Adriatico ed il nome dei Veneti comincia a comparire con contenuti pi\u00f9 identificabili.\u00a0<em>Venezia, creatura bizantina<\/em>: da questo momento comincer\u00e0 ad essere sempre pi\u00f9 forte il rapporto fra Venezia e Costantinopoli, perch\u00e9 le lagune venete per molto tempo resteranno il principale approdo di Bisanzio nell\u2019Adriatico settentrionale; attraverso Venezia noi troviamo testimonianza della vitalit\u00e0 culturale ed economica espressa per molti secoli dall\u2019Impero d\u2019Oriente. Il nostro Occidente europeo privilegia una storia medievale eurocentrica nella quale Bisanzio gioca un ruolo subordinato, ma dal V al XIII\u00b0 secolo fu Costantinopoli la metropoli del Mediterraneo.<\/p>\r\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text] Invasioni barbariche a Venezia [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]I 170 anni che dall&#8217;inizio del V secolo ci porteranno fino all\u2019arrivo dei Longobardi in Italia sono caratterizzati da condizioni politiche sempre pi\u00f9 precarie e violente. 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