Arsenale/Forestiero Illuminato di G. Albrizzi, 1772

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La descrizione dell’arsenale presentata da Albrizzi è alquanto scarna di descrizioni tecniche proprio per evitare che, chi fosse stato interessato alla conquista della città di Venezia, avesse già dei riferimenti precisi su quali luoghi dovessero essere per primi occupati. Viene quindi posto l’accento sulla capacità di armare un gran numero di soldati in brevissimo tempo, nonché l’abilità e la velocità di costruzioni di navi ed imbarcazioni di ogni tipo.

Questo luogo che non è solamente un grande ornamento della città di Venezia e una fortissima difesa di tutti gli stati della Repubblica, ma il sostegno dell’Italia tutta e della Cattolica Religione, vedesi formato a foggia di una fortezza, cinto dappertutto da alte mura, bagnato intorno dalle acque: una fortezza veramente navale.

In qual tempo preciso abbia avuto principio questa gran fabbrica, ella non è cosa del tutto certa. Scrive il Sansovino che l’Arsenale ebbe cominciamento colla Città, ma che avanti il 1304, era situato altrove. Nel che questo scrittore va molto lungi dal vero. Imperciocchè, come scrive il Marcello nelle Vite dei Dogi, questo fu di molto accresciuto e dilatato sotto il Doge Giovanni Soranzo, che fu creato negli anni 1312; ed è certo che più di un secolo avanti era ben grande, poiché viene chiamato per confine in una donazione fatta nell’anno 1220, da Marco Niccola Vescovo di Castello al Monistero di San Daniele. Egli è dunque molto verisimile, che questa fortezza abbia avuto principio nei primi secoli della Repubblica; poiché i primi abitatori di queste isole aveano bisogno non solamente di barche per passare alla Terraferma, ma grossi navigli per varcare il mare.

Molto sono le città che non arrivano ad avere tremiglia di giro, come ha questo Arsenale. È un’isola perfetta, composta di molte isole; ed è tutto circondato da grosse e ben alte mura, sopra cui in proporzionate distanze si vedono parecchie torricelle, in ciascuna delle quali in tempo di notte si vedono sentinelle, per guardarlo da ogni funesto accidente, ed in particolare dal fuoco. Quasi nel mezzo dell’Arsenale è collocata un’altra torre, le cui sentinelle ad ogni ora della notte hanno debito di chiamare a nome tutte le guardie delle altre torri, per sapere se vegliano. Dalla prima ora poi della notte fino allo spuntare del giorno, gira al di fuori tutto all’incontro dell’isola una squadra di uomini armati di picche e di schioppi, non solamente per tenerne lontano chicchessia, ma per chiamare ancora con la voce le sentinelle, onde assicurarsi che non siano addormentate.

Due soli sono gli ingressi dell’Arsenale, l’uno dall’altro poco lontani. Il primo diremo essere quello di mare, dond’escono e per dov’entrano le navi e gli altri legni. questo è custodito da due torri quadrate, che gli stanno ai lati; ed è attraversato da un ponte di legno, il quale, giungendo fino all’acqua mediante un ingraticolato o sia un rastrello di forti legni di quercia, impedisce che nulla vi entri o esca fuori, se prima non si apre il ponte. Sopra lo stesso ponte veglia la notte un altro corpo di guardia, destinato ad osservare che non vi si accosti alcuno in tutto quel tempo; siccome in fatti non è permesso, se non ad una barca, la quale verso le due ore dopo la sera, per ordine del Governo, conduce alcuni uffiziali per intendere se abbisognassero di qualche cosa; i quali avutane la risposta, partono prontamente. Il secondo ingresso di terra è collocato nella piazza, detta Campo dell’Arsenale, in cui un ponte di marmo che guida ad un portone, fabbricato negli anni 1475 sotto il Doge Pasquale Malipiero, per opera di Girolamo Campagna, architetto veronese. Nel frontespizio della gran portavi è un Lione alato, e sopra quello la statua di Santa Giustina, grande al naturale. il detto portone è tutto circondato da un rastrello stabile, coi bastoni di bronzo, in figura di picche. È partito da otto colonne di marmo bianco, sopra ciascuna delle quali posa una statua, pure di marmo, rappresentante una qualche virtù; tutte lavorate da valenti scultori. I lioni che sono ai lati, avanzi preziosi dell’antichità, fanno testimonianza del veneto valore, che li ha trasportati in questa città da remotissimi paesi; come appare dalle iscrizioni in bronzo che si leggono sotto ad essi. Gli artefici ogni giorno entrano a lavorare nell’Arsenale, sono due mila in circa, i quali tutti vengono diretti dai loro capi, di non poco numero. Alle fonderie ed ai fonditori soprintendono famiglie benemerite, di antico servigio. Quanto alle vele s’introducono donne, le quali a togliere ogni sorta di scandalo, albergano in un luogo disgiunto affatto dagli uomini, custodite da donne attempate e di buona fama, e colla soprintendenza di un ministro di età matura. A tutti mentovati operai si debbono aggiungere quelli che impegnasi nel filare il canapem, nel formarne le corde e di quelle comporre le gomene, alla qual cosa è destinato un luogo ch’è bensì dentro il circuito dell’Arsenale, ma separato da esso in modo che con quello non ha comunicazione veruna. Quello luogo è diretto ad un magistrato suo proprio, separato dal reggimento e dai padrone dell’Arsenale, ha i suoi particolari ministri, e chiamasi volgarmente la Tana.

Il magistrato sopra l’artiglieria ha giurisdizione nell’Arsenale, avendo fonderie, depositi di cannoni di bronzo, e di ferro, di palle, di bombe, di apprestamenti militari di ogni genere, e di salnitro. Ha pure fonditori, carreri, fabbri tornitori ed altri ufficiali unicamente dipendenti da esso.

Ma, ritornando alla gran volta, a mano sinistra si trova una stanza terrena, dopo cui ve ne ha tre o quattro altre di mediocre grandezza, nelle quali sono alcuni ministri deputati alla scrittura del maneggio ed economia di questo luogo. Ascendendo una scala di marmo si entra in una gran sala, in cui radunasi il magistrato composto di sei nobili, di un avvocato fiscale, di un segretario e di un notaio. Scendendo la scala ed entrando di nuovo nella spaziosa volta, si trova un’altra gran porta che è la seconda in cui si entra in Arsenale. Sopra questa porta si vede scolpita di rilievo la immagine della Beatissima Vergine in fino marmo, opera del Sansovino.

Ora tanto è il numero delle cose che si affacciano e che sono degne di essere attentamente osservate, che dirle tutte non se ne verrebbe gimmai a capo. Si accenneranno pertanto le più notabili, con quell’ordine e quella brevità che è possibile. Al sinistro lato si vede una porta che per una scala di marmo conduce in alcuni saloni detti comunemente le sale vecchie, le cui pareti sono tutte maestrevolmente guarnite dall’alto al basso con grand’arte, simmetria, e bellezza di molte sorti d’arme e di archibugi colle loro bajonette, per servizio de’ soldatie in numero per armare 20 mila uomini. Le dette sale si veggono anche adorne colle immagini e colle armature di molti illustri capitani, disposte anche questa con bella simmetria. Usciti da questa porta prenderemo la strada a mano diritta e passeremo quel ponte di legno che chiude l’ingresso nell’Arsenale dalla parte del mare. Là si vedono ancore di varia grandezza e dopo un breve cammino si trova una cantina che da tre bocche versa il vino in gran copia per dissetare a pubbliche spese tutta quella moltitudine di operai. Dirimpetto alla cantina sono collocate le fucine dei fabbri, in cui si lavorano continuamente tutti quegli ordigni e strumenti di ferro che abbisognano alle navi e alle galee.

Continuando il cammino si trovano molte fonderie di cannoni e mortai a bomba. Più innanzi sono altre sale, dette le sale nuove per state rinnovate, simili a quelle che abbiamo descritto, con sotto varj magazzini ripieni di cannoni, di mortaj di bronzo, e di palle di ogni grandezza. Quivi otre alla gran quantità di fucili colle lor bajonette, di pistole ed altre arme proprie a garnire 30 mila soldati, son degne di osservazione le belle e differenti figure che forma la disposizione di quell’arme, rappresentando esse colla lor simmetria, e cornici, e architravi, e cascate e altri ornamenti in gran numero. Soprattutto bisogna ammirare la facilità di poter levar quell’arme per nettarle, e di rimetterle cadauna al loro sito senza punto guastare nè l’ordine nè la disposizione.

Nel passaggio per la città di Vinegia del Re Arrigo III, nella volta ch’è sotto l finestre di detta sala, mentrecchè fu trattato con una colezione accompagnata da sinfonie, fu fabbricata di tutto punto una Galea e sotto gli occhi suoi lanciata in acqua. La galleria che conduce nelle altre sale ha tutte pareti coperte d’una gran quantità di Sable (sciabole) colle loro guardie d’acciaro per servizio de’ soldati Schiavoni.

Frequentissime sono le volte che in lingua viniziana chiamasi squeri, sotto le quali si lavorano le navi, ed ogni altra sorta di legni grossi e sottili, per servigio del Governo in pace ed in guerra.

Molti sono ancora i vasti ed alti conservatoj degli alberi, dei timoni e dei remi di ogni grandezza, per navi, galee, ed altri legni minori, li quali si trovano sparsi qua e la in vari luoghi. Altrove si veggono le raffinerie dei salnitri, i depositi dei salnitri grezzi e raffinati, quelli delle palle, delle bombe,delle granate ecc..; le officine dei tornitori, i magazzini dei letti da cannone alla navarola, e da campagna, le botteghe dei carceri, dei remj, dei segatori, e di centinaja di altri artefici.

Il Signor di Argentone che vide questo Arsenale, benché avvezzo a vedere cose grandi e magnifiche, essendo ministro di un Re di un gran Regno, e conquistatore di regni, lo chiamò un tesoro ch’era la più meravigliosa cosa che si potesse vedere in tutto il rimanente mondo.

Passiamo ora alla Tana ch’è il luogo dove si fanno le Gomene. Questo è un gran salone lungo quattrocento pertiche. Nella sua lunghezza è separato da due ordini di pilastri, che sostengono un gran tavolato, su cui si ripone la canap, che da tutto il paese si compera pel prezzo stabilito dal magistrato.