Dall'anno 829, quando il corpo dell'Evangelista
San Marco è stato portato a
Venezia, la sua rappresentazione classica,
il Leone Alato, è diventato il simbolo della città lagunare.
Il libro aperto sotto la sua zampa destra, nel quale si legge Pax Tibi Marce Evangelista Meus, le ali aperte e bel visibili, nella sua rappresentazione andante poggia le zampe anteriori sulla terra-ferma e quelle posteriori sul mare, le parti nelle quali la Serenissima appostava il suo dominio, come si vede nella facciata del Megio o nelle numerose forme che si vedono in Piazza San Marco sulla Torre dell'Orologio, sulla cuspide della facciata della Basilica di San Marco e, naturalmente, sulla Porta della Carta e la facciata del Palazzo Ducale. Caratterizzante è il dipinto di Vittore Carpaccio che si trova in Palazzo Ducale.
Numerose sono anche le rappresentazioni del
Leon in Moeca come si vede nel
Bando del Pane vicino al sottoportego dei Santi Apostoli. Questa rappresentazione in tondo, con la faccia del Leone ben in primo piano e le ali aperte dietro a completamento della forma circolare, veniva adoperata su ogni forma di proprietà dello Stato Veneziano durante le sua millenaria esistenza, e ancora oggi adoperato sulla carta da lettere del Comune di
Venezia e sulle divise dei Vigili Urbani, sul cappello, sulla cintura, sul numero di matricola e perfino sui bottoni delle giacche delle divise.
Le rappresentazioni di
San Marco indicavano anche in quali condizioni si trovava la Repubblica di
Venezia in quel momento. In
pace con il
libro aperto, come gran parte delle rappresentazioni verificabili oggi, mentre quando il leone veniva rappresentato con il
libro chiuso, oppure
brandendo una spada, la Repubblica si trovava in
stato di guerra, ma poche sono rimaste in città queste iconografie, in quanto gran parte sono state scalpellate durante il dominio francese, subito dopo la caduta della Repubblica.
La foto del Leone con il libro chiuso qui a fianco si trova sul pozzo dell'Isola del Lazzaretto Nuovo.
Nel tentativo di cancellare anche il più recondito sentimento popolare di affezione alla Repubblica, i francesi prima e gli austriaci che gli sono succeduti, hanno cominciato a scalpellare gran parte delle raffigurazioni esterne sia dei Leoni che degli stemmi nobiliari esposti nei luoghi pubblici. I primi ad essere distrutti furono proprio nei simboli di potere veneziano, il
Palazzo Ducale ed il granaio del
Megio. Solo per l'affetto e il riconoscimento del valore di tali simboli che non potevano cancellare il passato, alcuni scultori veneziani eseguirono, dopo l'unità d'Italia, le opere attualmente esposte sulla
Porta della Carta ed al
Megio.