Piazza San Marco
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| - | + | [[Immagine:Piazza e Campanile di San Marco.jpg|500px|right]]Anticamente la piazza si chiamava '''Morso''', forse perché il suo terreno era più tenace e duro di quello circostante, e la parte più distante rispetto la [[Basilica di San Marco]] '''Brolo''' perché era erbosa e cinta d'alberi. Vi scorreva per mezzo un canale detto «Batario», che divideva '''Morso''' dal '''Brolo''', sulle cui sponde si scorgevano, l'una in faccia all'altra, la [[Chiesa di San Teodoro]] e la [[Chiesa di San Geminiano]], erette, come è tradizionalmente riconosciuto, da Narsete, che aveva vinto i Goti con l'aiuto delle navi venete. | |
| - | Dopo che fu trasportato da Alessandria a [[Venezia]] il corpo dell'Evangelista Marco, Giustiniano Partecipazio gettò le fondamenta nell'828 della [[Basilica di S. Marco]], riunendovi l'oratorio di San Teodoro, il precedente protettore di [[Venezia]] prima dell'arrivo del '''Corpo di San Marco'''. | + | Dopo che fu trasportato da Alessandria a [[Venezia]] il corpo dell''''Evangelista Marco''', il santo divenne il nuovo protettore della città, e Giustiniano Partecipazio gettò le fondamenta nell'828 della [[Basilica di S. Marco]], riunendovi l'oratorio di San Teodoro, il precedente protettore di [[Venezia]] prima dell'arrivo del '''Corpo di San Marco'''. |
| - | A fianco del campanile si ammirano i tre pili di bronzo, fusi da Alessandro Leopardi nel 1505, i quali sostengono le aste porta bandiera dove sventolavano i vessilli della Repubblica. | + | [[Immagine:Leone Pili.jpg|400px|left]]A fianco del campanile, paralleli al fronte della [[Basilica di San Marco|Basilica]], si ammirano i tre pili di bronzo, fusi da Alessandro Leopardi nel 1505, i quali sostengono le aste porta bandiera dove sventolavano i vessilli della Repubblica. |
Prossime al [[Palazzo Ducale]], dalla parte del «Molo», sono quelle due belle colonne di granito orientale, condotte a [[Venezia]] da una delle isole dell'Arcipelago, le famose '''[[Colonne di Marco e Todaro]]'''. | Prossime al [[Palazzo Ducale]], dalla parte del «Molo», sono quelle due belle colonne di granito orientale, condotte a [[Venezia]] da una delle isole dell'Arcipelago, le famose '''[[Colonne di Marco e Todaro]]'''. | ||
Il doge Sebastiano Ziani, eletto nel 1172, allargò la «Piazza», interrando il rivo Batario, e demolendo la [[Chiesa di San Geminiano]], la quale si rifece più addietro là dove, vari secoli dopo, risorse per opera del [[Sansovino]], e rimase fino all'epoca dell'arrivo di Napoleone a [[Venezia]] che ne ordinò l'atterramento per costruire una grande sala da ballo al primo piano della cosiddetta '''Ala Napoleonica'''. | Il doge Sebastiano Ziani, eletto nel 1172, allargò la «Piazza», interrando il rivo Batario, e demolendo la [[Chiesa di San Geminiano]], la quale si rifece più addietro là dove, vari secoli dopo, risorse per opera del [[Sansovino]], e rimase fino all'epoca dell'arrivo di Napoleone a [[Venezia]] che ne ordinò l'atterramento per costruire una grande sala da ballo al primo piano della cosiddetta '''Ala Napoleonica'''. | ||
| - | + | [[Immagine:Marco ed il suo simbolo.jpg|400px|right]]Terminato il lavoro di allargamento il doge Ziani volle cingere la '''Piazza''' medesima da alcuni edifici formati a galleria, i quali, siccome furono destinati all'abitazione dei '''Procuratori di [[San Marco]]''', si chiamarono '''[[Procuratie Vecchie|Procuratie]]'''. | |
| - | Questi edifici, di stile italo bizantino, ed in un piano soltanto, sono quelli che si scorgono nel quadro di [[Gentile Bellini]], dipinto nel 1496, rappresentante una processione in «[[Piazza San Marco]]», nonché quelli che ci vengono raffigurati dalla Pianta di [[Venezia]], incisa in legno nel 1500, ed attribuita ad Alberto Durer. | + | Questi edifici, di stile italo bizantino, ed in un piano soltanto, sono quelli che si scorgono nel quadro di [[Gentile Bellini]], dipinto nel 1496, rappresentante una processione in «[[Piazza San Marco]]», nonché quelli che ci vengono raffigurati dalla Pianta di [[Venezia]], incisa in legno nel 1500, ed attribuita ad Alberto Durer, ma di mano di [[Jacopo de Barbari]]. |
| - | Avvenne che alcune case delle '''Procuratie''', rivolte verso mezzogiorno, venissero rovinate dal fuoco, ed ecco la ragione per cui Antonio Grimani e Lorenzo Loredan, procuratori di [[San Marco]], ordinarono nel 1513 che tutte quelle case venissero abbattute, e nel 1517 ne commissionarono la rifabbrica a Guglielmo Bergamasco sotto la direzione di [[Bartolomeo Bon]], proto delle Procuratie. | + | Avvenne che alcune case delle '''[[Procuratie Vecchie|Procuratie]]''', rivolte verso mezzogiorno, venissero rovinate dal fuoco, ed ecco la ragione per cui '''Antonio Grimani e Lorenzo Loredan''', procuratori di [[San Marco]], ordinarono nel 1513 che tutte quelle case venissero abbattute, e nel 1517 ne commissionarono la rifabbrica a [[Guglielmo Bergamasco]] sotto la direzione di [[Bartolomeo Bon]], proto, architetto, delle Procuratie. |
| - | Allora le '''Procuratie''' di cui parliamo si dissero '''Nuove''', in confronto delle altre situate nel lato opposto della '''Piazza''' che conservavano l'originaria loro condizione. | + | Allora le '''[[Procuratie Nuove|Procuratie]]''' di cui parliamo si dissero '''[[Procuratie Nuove|Nuove]]''', in confronto delle altre situate nel lato opposto della '''Piazza''' che conservavano l'originaria loro condizione. Queste ultime presero il nome di '''[[Procuratie Vecchie|Vecchie]]''' dopoché le altre vennero compiutamente rifabbricate. I lavori delle [[Procuratie Nuove]] iniziarono su progetto dello [[Scamozzi]] nel 1584, e terminarono nel secolo successivo, lavori seguiti da architetti diversi dopo la morte dello [[Scamozzi]], durante i quali tutti seguirono, introducendo solo qualche alterazione, lo stile della [[Biblioteca Marciana]], edificio annesso, cominciato dal [[Sansovino]] nel 1536, subito dopo che egli costruì la [[Zecca]] nel 1535. |
| - | + | [[Immagine:Francesco Guardi - piazza san marco parata per la Sensa.jpg|400px|left]]Caduta la Repubblica le '''[[Procuratie Vecchie]]''', per bisogni bellici, erano state vendute a privati, come lo sono attualmente, mentre le '''[[Procuratie Nuove]]''', compresa la '''Biblioteca''', furono acquisite dal governo austriaco e vennero convertite in '''Palazzo Reale''', che nel 1810 fu allungato dal cav. Soli di Vignola d'un'altra ala ('''la Nuova Fabbrica'''), abbattendo a tale scopo la [[Chiesa di San Geminiano]]. | |
| - | [[Immagine:Francesco Guardi - piazza san marco parata per la Sensa.jpg| | + | |
[[Immagine:Donna del mortaio.JPG |300px|right]]La mancanza di coordinazione e la spiccata devozione all'appartenenza al popolo veneziano di alcuni congiurati, sventò la presa di potere di [[Bajamonte Tiepolo]] nel 1310 in quanto alcuni partecipanti alla sommossa, avevano come punto d'incontro la '''Piazza San Marco''' provenienti chi dalle [[Mercerie]] chi da [[Campo San Luca]], furono affrontati dalle truppe fedeli al Doge, rincorsi fin oltre il [[Ponte di Rialto]] che i rivoltosi diedero alle fiamme distruggendolo e sconfitti, anche con l'aiuto di una popolana che dalla finestra di casa sua gettò un mortaio sugli aggressori gridando forte '''Dai!! Dai!!!''' tanto che il ponte vicino si chiama ancora '''Ponte dei Dai'''. A ricordo del fatto una targa, posto sopra l'arcata della calle del '''Cappello Nero''', sotto la [[Torre dell'Orologio]], con l'effige della donna, il mortaio e la data del fatto, appunto 1310. | [[Immagine:Donna del mortaio.JPG |300px|right]]La mancanza di coordinazione e la spiccata devozione all'appartenenza al popolo veneziano di alcuni congiurati, sventò la presa di potere di [[Bajamonte Tiepolo]] nel 1310 in quanto alcuni partecipanti alla sommossa, avevano come punto d'incontro la '''Piazza San Marco''' provenienti chi dalle [[Mercerie]] chi da [[Campo San Luca]], furono affrontati dalle truppe fedeli al Doge, rincorsi fin oltre il [[Ponte di Rialto]] che i rivoltosi diedero alle fiamme distruggendolo e sconfitti, anche con l'aiuto di una popolana che dalla finestra di casa sua gettò un mortaio sugli aggressori gridando forte '''Dai!! Dai!!!''' tanto che il ponte vicino si chiama ancora '''Ponte dei Dai'''. A ricordo del fatto una targa, posto sopra l'arcata della calle del '''Cappello Nero''', sotto la [[Torre dell'Orologio]], con l'effige della donna, il mortaio e la data del fatto, appunto 1310. | ||
In questa piazza avevano luogo molti spettacoli, come quelli del Giovedì Grasso durante il '''Carnevale''' e dell'Ascensione («[[Sensa]]»), e nel 1782 vi si diede una bella caccia di tori per onorare i principi ereditari di Russia venuti, sotto il nome di conti del Nord, a visitare [[Venezia]]. | In questa piazza avevano luogo molti spettacoli, come quelli del Giovedì Grasso durante il '''Carnevale''' e dell'Ascensione («[[Sensa]]»), e nel 1782 vi si diede una bella caccia di tori per onorare i principi ereditari di Russia venuti, sotto il nome di conti del Nord, a visitare [[Venezia]]. | ||
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Versione del 10:28, 1 feb 2018
Descrizione
La Piazza San Marco è da sempre considerata il Salotto di Venezia. In questo spazio venivano e vengono ospitati tutti gli avvenimenti più importanti per la vita cittadina.
Dalla costruzione della Basilica di San Marco, avvenuta nel 828, che ne fa da sfondo, la Piazza è stata allargata, con l’interramento del Canale Botario che la attraversava, circa a metà dell’attuale spazio della Piazza. L’orto alberato delle suore di San Zaccaria diventò quindi, in quell’occasione, parte integrante dello spazio adibito alle manifestazioni della nascente Repubblica veneziana.
Prima inizia la parte più vicina alla Basilica di San Marco, dove bastano 83 centimetri sul medio mare, mentre per coprire anche la parte centrale della Piazza, la più elevata, l'altezza della marea deve arrivare ad un metro, sempre sul medio mare.
Durante le maree eccezionali nemmeno le passerelle, poste per lo scorrimento delle persone senza stivali o con stivali troppo corti, riescono a rimanere sui cavalletti di ferro, ma cominciano a navigare per la Piazza ed è pericoloso provare a salirci in quanto è possibile che si rovesci o comunque che faccia perdere l'equilibrio a chi ci sale.
Se si vuole uscire da Piazza San Marco e dirigersi verso la Ferrovia è sufficente portarsi sotto la Torre dell'Orologio e seguire i masegni della pavimentazione posti a spina di pesce. Tutta la strada che dovete percorrere è lastricata in questo modo, perciò occhio a terra e senza dover chiedere ulteriori informazioni vi troverete alla Ferrovia.
Durante alcuni scavi per la manutenzione della Piazza o più recentemente per i lavori di innalzamento della riva sul Bacino di San Marco, sono emerse queste pavimentazioni che sono state ampiamente documentate dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Venezia.
La pavimentazione è stata più volte innalzata; basti pensare che l’originale livello della pavimentazione dei portici sotto Palazzo Ducale si trova ad un metro dall’attuale e che il livello originale della Piazza si trovava tre gradini sotto tale livello. Con queste premesse bisogna immaginare come doveva sembrare slanciato in origine il Palazzo e che maestoso stupore doveva incutere alle galee che entravano nel Bacino di San Marco.
La riva della Piazzetta verso il Molo è stata quindi alzata fino al livello di progetto e sono state costruite delle vasche di compensazione per contenere l’acqua piovana in caso di acqua alta con la pioggia. Rimane un unico piccolo problema: guardando la Piazzetta dal Bacino di San Marco non si vede più la pavimentazione, come ci fosse uno sbarramento, ma in questo caso anche per gli occhi. Forse, anche per questo motivo, i lavori non sono mai stati ultimati.
BREVE STORIA DI PIAZZA SAN MARCO
Dopo che fu trasportato da Alessandria a Venezia il corpo dell'Evangelista Marco, il santo divenne il nuovo protettore della città, e Giustiniano Partecipazio gettò le fondamenta nell'828 della Basilica di S. Marco, riunendovi l'oratorio di San Teodoro, il precedente protettore di Venezia prima dell'arrivo del Corpo di San Marco.
Prossime al Palazzo Ducale, dalla parte del «Molo», sono quelle due belle colonne di granito orientale, condotte a Venezia da una delle isole dell'Arcipelago, le famose Colonne di Marco e Todaro.
Il doge Sebastiano Ziani, eletto nel 1172, allargò la «Piazza», interrando il rivo Batario, e demolendo la Chiesa di San Geminiano, la quale si rifece più addietro là dove, vari secoli dopo, risorse per opera del Sansovino, e rimase fino all'epoca dell'arrivo di Napoleone a Venezia che ne ordinò l'atterramento per costruire una grande sala da ballo al primo piano della cosiddetta Ala Napoleonica.
Questi edifici, di stile italo bizantino, ed in un piano soltanto, sono quelli che si scorgono nel quadro di Gentile Bellini, dipinto nel 1496, rappresentante una processione in «Piazza San Marco», nonché quelli che ci vengono raffigurati dalla Pianta di Venezia, incisa in legno nel 1500, ed attribuita ad Alberto Durer, ma di mano di Jacopo de Barbari.
Avvenne che alcune case delle Procuratie, rivolte verso mezzogiorno, venissero rovinate dal fuoco, ed ecco la ragione per cui Antonio Grimani e Lorenzo Loredan, procuratori di San Marco, ordinarono nel 1513 che tutte quelle case venissero abbattute, e nel 1517 ne commissionarono la rifabbrica a Guglielmo Bergamasco sotto la direzione di Bartolomeo Bon, proto, architetto, delle Procuratie.
Allora le Procuratie di cui parliamo si dissero Nuove, in confronto delle altre situate nel lato opposto della Piazza che conservavano l'originaria loro condizione. Queste ultime presero il nome di Vecchie dopoché le altre vennero compiutamente rifabbricate. I lavori delle Procuratie Nuove iniziarono su progetto dello Scamozzi nel 1584, e terminarono nel secolo successivo, lavori seguiti da architetti diversi dopo la morte dello Scamozzi, durante i quali tutti seguirono, introducendo solo qualche alterazione, lo stile della Biblioteca Marciana, edificio annesso, cominciato dal Sansovino nel 1536, subito dopo che egli costruì la Zecca nel 1535.
La mancanza di coordinazione e la spiccata devozione all'appartenenza al popolo veneziano di alcuni congiurati, sventò la presa di potere di Bajamonte Tiepolo nel 1310 in quanto alcuni partecipanti alla sommossa, avevano come punto d'incontro la Piazza San Marco provenienti chi dalle Mercerie chi da Campo San Luca, furono affrontati dalle truppe fedeli al Doge, rincorsi fin oltre il Ponte di Rialto che i rivoltosi diedero alle fiamme distruggendolo e sconfitti, anche con l'aiuto di una popolana che dalla finestra di casa sua gettò un mortaio sugli aggressori gridando forte Dai!! Dai!!! tanto che il ponte vicino si chiama ancora Ponte dei Dai. A ricordo del fatto una targa, posto sopra l'arcata della calle del Cappello Nero, sotto la Torre dell'Orologio, con l'effige della donna, il mortaio e la data del fatto, appunto 1310.
In questa piazza avevano luogo molti spettacoli, come quelli del Giovedì Grasso durante il Carnevale e dell'Ascensione («Sensa»), e nel 1782 vi si diede una bella caccia di tori per onorare i principi ereditari di Russia venuti, sotto il nome di conti del Nord, a visitare Venezia.
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