Chiesa di San Geminiano

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Di fronte alla Basilica di San Marco, nel punto più stretto di Piazza San Marco, un tempo si ergeva la Chiesa di San Giminiano, demolita al tempo di Napoleone per far posto alla cosiddetta Ala Napoleonica.


La tradizione dice che nel 552 il generale Narsete fece edificare una chiesa dedicata a questo santo, in un luogo che si affacciva sul canale, detto Botario, che andava dall'attuale Ponte dei Dai alla zona centrale dei Giardinetti Reali.

Più volte distrutta dal fuoco e ricostruita (incendio del 1105, riostruita nel 1173) venne spostata nel luogo dove nel 1505 fu, ancora una volta, cominciato un rifacimento ad opera di Cristoforo dal Legname. Fu terminata nel 1557 da Jacopo Sansovino che rifece completamente la facciata dell'edificio.

In questa splendida chiesa che si affacciava di fronte alla Basilica di San Marco, vi erano dei dipinti di Bernardino da Murano, di Bartolomeo Vivarini, di Girolamo Santacroce, del Tintoretto, e di Paolo Veronese assieme a molti altri.

Nella domenica degli Apostoli il Doge e la Signoria vi si recavano in pellegrinaggio.

In questo edificio, insieme a molti altri uomini illustri, ebbe sepoltura lo stesso Jacopo Sansovino nel 1570, le cui ceneri furono poi trasportate nella Chiesa di San Maurizio per poi passare all'oratorio annesso al Seminario Patriarcale della Salute, ed infine nel 1929 nel Battistero della Basilica di San Marco.

Durante la prima occupazione francese l'edificio fu trasformato in caserma e, seppure riconsacrato nel 1798, nel 1807 fu definitivamente atterrato assieme a cinque arcate delle Procuratie Vecchie, per volontà di Napoleone, per poter aggiungere all'attiguo Palazzo Reale un grande salone da ballo, quella che per i veneziani è l'Ala Napoleonica.

Iniziato il lavoro su disegno di Giovanni Antonini, fu poi tutto gettato a terra per innalzare l'attuale edificio su disegno di Guiseppe Soli.

Giambattista Albrizzi nel suo Forestiero illuminato del 1771 così descrive la Chiesa:
... Di rincontrò alla Chiesa Ducale di San Marco, vi è quella di San Geminiano, parrocchia di preti, la quale credesi fabbricata da Nersete, di cui si è fatta menzione, negli anni 564.
Questa era situata verso la metà della Piazza San Marco, vicino ad un Canale, che scorreva dal Ponte dei Dai, e metteva capo nel Canal Grande da quella parte ove ora è la Zecca; ma sotto il principato di Sebastiano Ziani, seccato il canale e agguagliato il suolo, fu allungata la Piazza, e disfatta l'antica chiesa, venne trasportata nel sito ove al presente trovarsi.
Ridotta poi anche questa cadente, fu rifabbricata nel 1556 col disegno di Jacopo Sansovino a pubbliche spese sotto il Doge Lorenzo Priuli.
Questa benchè picciola è una delle più belle chiese, sì per la sua fattura, che per la preziosità dei marmi di cui va ricca, e merita ancora di essere considerata per molte insigni pitture di cui va adorna, essendovene di Paolo Veronese, del Tintoretto, del Vivarino, del Brusaferro, di Luigi del Friso, del Cav. Bambini, del Lazzarini, di Sebastiano Rizzi, di Gian Antonio Pellegrini, e d'altri valentuomini.
Nel mezzo di essa giace sepolto Melchiorre Michele proccuratore di San Marco, al quale si dà il titolo di Cavaliere della Milizia Aurata, e di conte del Sacro Palazzo Lateranense, come appare dalla iscrizione che quivi si legge.
Egli diede a questa chiesa una reliquia Legno della SS. Croce, dono che gli fu fatto dal Pontefice Pio IV quando andò a Roma a rallegrarsi a nome della Repubblica per la sua assunzione al Pontificato.
È degna di essere considerata la cappella di Jacopo Sansovino, in cui si legge l'epitaffio di questo celebre scultore e architetto, posto da Francesco Sansovino suo figliuolo, autore della Vinegia, della Origine delle case illustri d'Italia, della Origine dei Cavalieri e di molte altre opere e traduzioni. Sopra l'epitaffio vi è il ritratto di Jacopo , fatto da lui stesso allo specchio, e di riscontro vi è quello di Francesco suo Figluolo.