Ponte della Libertà

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Nel 1929, per opera dell'ingegnere Vittorio Umberto Fantucci, nacque il progetto che, accortamente riveduto e modificato dall'ingegnere Eugenio Miozzi, verrà realizzato nel 1931.

Scrive il principale artefice del ponte, Eugenio Miozzi, ingegnere capo del comune di Venezia:

«Il 27 luglio 1931 furono iniziati i lavori per l'allacciamento stradale con la terraferma e furono ultimati il 25 aprile 1933, dopo solo ventuno mesi di tempo.
Fu un'opera grandiosa: il ponte attraversante la laguna misura infatti quattro chilometri di lunghezza ed è largo venti metri; altri quattro chilometri di strada furono costruiti sui terreni pantanosi delle barene per raggiungere l'abitato di Mestre: il detto ponte rimase il più lungo ponte del mondo [attualmente è il più lungo d'Italia, n.d.a.] e richiese trecento chilometri di palafitte, quarantamila metri cubi di calcestruzzo, ventimila metri cubi di mattoni, quarantacinquemila tonnellate di pietra da taglio; tanto che il Podestà Alverà, nella cerimonia dell'inaugurazione, poté dire che questa era l'opera più grandiosa compiuta dopo la caduta della Repubblica e che poteva stare a pari con la costruzione dei famosi Murazzi.
Insieme alla creazione del ponte si provvide alla sistemazione urbanistica della viabilità interna, creando il Rio Novo che abbrevia di oltre due chilometri il percorso per Piazza San Marco; si provvide alla costruzione del più grande garage del mondo, il quale tuttora conserva questo primato; e si provvide alle numerose opere accessorie del nuovo traffico».

All'atto dell'inaugurazione, avvenuta nell'anno XI dell'Era Fascista, il ponte translagunare fu chiamato ponte del Littorio.
Nel 1945, tramontata quella breve era, fu ribattezzato Ponte della Libertà.

I due ponti translagunari paralleli, quello ferroviario e quello automobilistico, rappresentano oggi le porte d'ingresso di Venezia, di gran lunga le più frequentate.
Rimangono, tuttavia, come scrive Thomas Mann in Morte a Venezia, le porte di servizio, essendo sempre l'autentico ingresso principale quello mirabilmente fastoso del Bacino di San Marco.

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Testo basato sull'originale di
Gigio Zanon