Sebastiano Serlio

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SEBASTIANO SERLIO (Bologna 1475 – Fontainebleau 1554), architetto

Nato a Bologna come pittore prospettico, scampato al Sacco di Roma (1527), nel 1528 si rifugiò, come anche altri artisti a Venezia dove giunse stanco e malato tanto che credette opportuno dettare un testamento.

In Veneto, dove rimase fino al 1541, frequentò intellettuali, letterati ed artisti come Tiziano, Michele Sanmicheli, Aretino e Francisco de Hollanda ed anche ambienti d'ispirazione evangelica ed antipapale.

Pur non risuscendo ad imporsi professionalmente nel difficile ambiente veneziano, contribuì a diffondere il linguaggio architettonico classicista della scuola romana a Venezia, pubblicandovi nel 1528 nove tavole dedicate agli ordini architettonici incise da Agostino Veneziano, che ebbero grande diffusione e, nel 1537 e nel 1540, i primi due volumi del suo trattato (Libro IV e Libro III, presso i torchi di Francesco Marcolini da Forlì.

Le occasioni professionali furono poche e risulta che sia stato impegnato nel progetto di Palazzo Zen, che gli viene generalmente attribuito, e di San Francesco della Vigna.

Nel 1539 Serlio si recò a Vicenza come consulente per la Basilica e molto probabilmente conobbe Palladio.

L’importanza culturale di Serlio è legata al suo trattato conosciuto come I Sette libri dell'architettura di Sebastiano Serlio bolognese, i cui singoli libri furono pubblicati a partire dal 1537, in ordine irregolare.

Fu il primo trattato di architettura il cui scopo fosse più pratico che teorico, ed il primo a codificare i cinque ordini. Si distingue per il tono pragmatico, per l'intento didattico e per la grande importanza data alle immagini, risultando un passaggio importante ed anticipatore non solo nella storia della trattatistica di architettura, ma anche nella storia della stampa, in generale.

Diffuse il linguaggio di Bramante e Raffaello in tutta Europa, tentando di unificare gli schemi della tradizione classica con gli elementi della moderna architettura e offrendo un vasto repertorio di motivi, tra cui l'apertura, formata da un arco centrale e da due aperture architravate laterali, che prende il nome di serliana perché nota e diffusa attraverso le illustrazioni del suo trattato.