Casino Venier

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I casini erano una categoria di piccoli edifici adibiti per il "ridursi", trovarsi, incontrarsi, stringersi, soprattutto nel '700, ma anche in tempi anteriori, nel '500 e, secondo le cronache anche nel '200, era un fenomeno già conosciuto, tanto che uno di questi ritrovi sembra fosse anche nel posto in cui si trova ora la Loggetta del Sansovino.
Liagò Casino Venier ai bareteri
Liagò Casino Venier ai bareteri - VeniceWiki
Il fenomeno quindi era antichissimo e nel 700 con il progredire della cultura del divertimento, ha avuto una evoluzione grandissima, tanto da trovarsi degli annunci nelle Gazzette in cui si diceva "Offresi ridotto provvisto di biancheria".

C'era quindi un mercato, un mercato fiorentissimo per quello che era diventato uno status simbol per i nobili di allora, tanto che, chi ne aveva i mezzi, ne apriva più di uno contemporaneamente e la cosa particolare sta nel fatto che all'interno della stessa famiglia la donna potesse avere un suo ridotto personale,
in modo tale che le strade del divertimento tra marito e moglie potevano divergere.

Il Casino Venier è uno di questi luoghi d'incontro e che fosse dei Venier è scritto nei documenti, "proprietà di Federico Venier procuratore della Repubblica", ma era in uso alla moglie Elena Priuli.

La presenza dello stemma nobiliare dalla casata sul poggiolo che aggetta sul Ponte dei Bareteri conferma, una volta in più, la proprietà Venier, ribadendo la cultura del diverimento dei nobili veneziani.
Probabilmente questi luoghi nascono per giocare, ma se da una parte la repubblica cercava di inibire questa passione per il gioco privato, dall'altra cercava di incanalare questa passione per il gioco all'interno dei "ridotti pubblici".
Il Ridotto Venier è l'emblema dei ridotti in genere. Una piccola struttura che ricalcava fedelmente lo stile dei palazzi veneziani,con un salone centrale dal quale si accedeva a stanze laterali, in questo caso una per angolo. C'era anche una via di fuga segreta per poter lasciare i locali senza dover passare per l'ingresso principale, che sarebbe potuto essere sorvegliato, ed anche una specie di "video-citofono" per verificare chi fosse alla porta d'ingresso sulla strada: una piastrella del saloncino nosconde un foro dal quale era possibile vedere chi dal ‘’portego’’ avesse suonato il campanello o chi stesse salendo, ma soprattutto in compagnia di chi.

Casino è la forma riduttiva di piccola casa, non in senso dispregiativo come lo è in forma moderna la stessa parola.

Il Casino Venier si trova nelle vicinanze dei palazzi del potere veneziano. I nobili, dopo le lunghe sedute del Maggior Consiglio, potevano depositare le vesti ufficiali per indossare panni del tutto personali, lasciando sul gueridon, piccolo tavolino di servizio, la maschera indossata per le feste pubbliche, per godersi tra amici momenti spensierati.
Alcuni di questi momenti sono stati riportati su tela da Pietro Longhi, dove alla nobildonna veniva servita dai cicisbei la cioccolata calda, all’interno dei propri salottini privati, circondata dalle persone che lei desiderava, potendo avere a propria disposizione dei locali esclusivi, dove il marito poteva non aveva accesso. Questa visione del mondo settecentesco permetteva alla donna di nobili origini, di avere una certa libertà di azione nel frequentare chi voleva, al di là degli obblighi di famiglia che poteva avere.

La decorazione del ‘’’Ridotto Venier’’’ è praticamente solamente a Stucco e marmorino. Questa tecnica artistica di decorazione diventa il simbolo dei locali dedicati in particolare ai Casini.

Il patrizio comunque, in questo caso, non rinuncia al tema celebrativo della casata, mettendo bene in evidenza lo stemma di famiglia che viene retto da alcuni puttini in volo con grandi forme arricciate.
Molto decorativi sono i quattro sapraporta, con le quattro virtù, uno dei quali un po’ malconcio. La prima è la Temperanza, la Fortezza, la Prudenza e la Giustizia. La presenza celebrativa delle virtù è relativa all’atteggiamento che devono tenere i padroni di casa.

Rispetto ad altri stucchi, le decorazioni del Ridotto Venier dimostrano una lavorazione in rilievo quasi schiacciata, non in rilievo, che porterebbe ad una datazione dei manufatti verso la metà del XVIII° secolo, tra il 1750 ed il 1760.

Anche le parti piane risultano diverse da precenti lavori. Non sono più bianche ed uniformi, ma cominciano ad essere colorate, con colori tenui, ma diffusi su ogni superficie. Rosa, verde, gialli e rossi si alternano per dare profondità e spessore adoni parete.
La presenza di alcuni arabesque danno una connotazione francese, che ben si accosta con la attuale destinazione dei locali, sede della Associazione Culturale Italo/Francese.