Ponte delle Tette

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Il Ponte delle Tette è da sempre rimasto nella testa dei turisti e dei veneziani per questa sua particolare dedica che scatena la tentazione di saperne di più alla quale nessuno è capace di resistere.

In realtà i ponti denominati in questo modo sono due, così chiamati per lo stesso motivo, semplice e nello stesso complicato per uno stato che aveva bisogno di uomini valorosi, ma che nello stesso tempo potessero garantire la propria capacità riproduttiva, dando sempre braccia e teste alla Repubblica Veneta.

Per evitare quindi che il numero degli omosessuali a Venezia potesse aumentare fino a diventare un pericolo per la sopravvivenza della città, il Senato deliberò che proprio in questi due posti fosse concesso alle Meretrici di mettere in mostra le proprie virtù per attirare un pubblico di uomini sempre più numeroso e mantenere così ben saldi gli usi ed i costumi propri di una cultura eterosessule.

Probabilmente le finestre alle quali si affacciavano erano proprio quelle al primo piano sopra il portico, quindi ben vicine e ben visibili sia da chi passava sul ponte, sia da chi transitava per il rio in barca.

Le influenze medio-orientali di sodomia erano bandite in Venezia, ma il sempre crescente arrivo di mercanti portava anche le abitudini dei paesi dai quali arrivavano.

Il più antico dei mestieri quindi era, se non favorito, per lo meno tollerato da uno Stato che non doveva permettere che le cittadine della città fossero infastidite da mercanti distanti da casa anche per anni.

Questo a fianco fotografato si trova in prossimità delle Carampane, uno dei posti in cui la Repubblica di Venezia aveva cercato di contenere il sempre più numeroso gruppo di prostitute che lavoravano in città nel 1500.

Dove si trova