Scala dei Giganti

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La Scala dei Giganti è stata voluta dal Maggior Consiglio nel 1484, per costituire un luogo sontuoso nel quale incoronare i patrizi che salivano al soglio dogale. Sostituisce una semplice scala in marmo che non si confaceva alla sontuosità della cerimonia che in quel luogo veniva celebrata.

Durante la cerimonia di promissione l'eletto giurava fedeltà alla Repubblica nelle mani del capo del Consiglio dei X, la più alta carica di Venezia dopo il Doge, ricevendo la zoia il Corno Ducale, il cappello che il Doge doveva portare nelle manifestazioni di stato ed in quelle religiose. Egli doveva porsi sul piano in cima alla scala e, visibile sia da ogni punto del cortile di Palazzo, sia dalle logge circostanti.
L'incarico della costruzione della scala venne assegnato a Antonio Rizzo, uno dei grandi protagonisti dell'avventura edilizia del Palazzo Ducale, già assegnatario dell'Arco Foscari.

Doges Palace - main stairway
Doges Palace - main stairway - Jan Krömer
Per solennizzare questo luogo vennero poste nel 1566, in cima alla scalinata, ai lati del pianerottolo dal quale si accede alle logge del primo piano, due enormi statue, allo stesso modo dei giganti di fronte a Palazzo Vecchio a Firenze, commissionate a Jacopo Sansovino, nelle quali l’artista raffigura Marte, dio della guerra e della terra, a destra di chi guarda da sotto la scala, e Nettuno, dio del mare, a sinistra, significativi per la natura della Repubblica che, di fronte a chi si opponeva alla sua forza, si trasformava in una macchina da guerra potentissima, nel mare, il primo vero alleato di Venezia, ma anche sulla terra che in quegli anni cominciava a diventare uno sbocco di conquista per la Repubblica Serenissima.


Stairs in the courtyard of Doge's Palace
Stairs in the courtyard of Doge's Palace - Szilveszter Farkas
Stairs in the courtyard of Doge's Palace
Stairs in the courtyard of Doge's Palace - Szilveszter Farkas
La Scala dei Giganti divide il Cortile di Palazzo Ducale in due parti, il più piccolo dei quali era il ritrovo dei Senatori, prima di ogni seduta del Senato, ma anche del Maggior Consiglio. Questo era il luogo deputato all' acquisto dei voti che i nobili poveri, i barnabotti, ponevano in vendita ai loro colleghi ricchi.