Campo Santa Margherita

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La particolare configurazione planimetrica trapezoidale del Campo Santa Margherita permette una maggior comprensione del luogo, perchè quasi globale è la visione dell'intero perimetro, anche se ne rimane sfalsata l'acquisizione dimensionale a causa della divergenza dei due lati più lunghi che esaltano le fughe prospettiche e che fanno avvertire la loro discontinuità formale. Uno svolta dolcemente e si impone all'altro per la presenza di episodi architettonici di notevole rilievo storico, come il Palazzetto Foscolo Corner, al civico 2951, e più oltre, nel Rio Terà Scoassera, la Scuola Grande dei Carmini; l'altro, rettilineo, si sfrangia in un profilo non uniforme con simpatiche soluzioni di altane e di abbaini che però non riescono a riscattare la lunga fascia di prospetto dominata dalla grave massa di un edificio d'affitto del primo ottocento, alquanto monotono nel disegno e sovraccarico d finestre con poggioli e davanzali aggettanti.

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Sullo sfondo è singolare il piccolo fabbricato della Scuola dei Varoteri, i conciatori di pelli, da varo piccolo topo, un esempio di elaborazione settecentesca di linguaggi del primo rinascimento, a filo sul Rio de la Scoazzera, rima del so interramento avvenuto nel 1862, con ancora accanto la bitta di attracco delle imbarcazioni.

L'irregolare geometria, i numerosi accessi, la costante presenza di molte persone per l'esistenza nelle vicinanze di molte sedi universitarie, e l'affacciarsi di bar, trattorie e negozi rendono il Campo un luogo intensamente vissuto, caratterizzato dal chiassoso ociare dei bambini che giocano qua e là, ma più particolarmente attorno alla fontana a getto continuo, ormai tra le poche funzionanti a Venezia. Mappa delle fontane.

Alcune pause d'ombra sotto gli alberi, piantati da pochi anni, invitano a sedersi sulle panchine in compagnia di persone anziane, ragazzi e turisti.

Sulla parte opposta alla Scuola dei Varoteri chiude il campo la Chiesa di Santa Margherita, risalente al IX secolo, con pianta basilicale. Nel XVIII secolo venne ricostruita ad un unica navata dal pittore architetto Giovan Battista Lambrazzi.

Ad un esterno semplice, quasi dimesso, corrispondeva un interno molto ricco, con otto altari, sontuose decorazioni e una importante raccolta di opere pittoriche, tra cui le tre tele di Tintoretto che ora si trovano nella secrestia della Chiesa di Santo Stefano.

L'edificio venne chiuso e spogliato degli arredi nel 1810 e fu adibito successivamente a manifattura di tabacchi, a deposito di marmi, a tempio evangelico, a cinematografo. Dal 1994 è adibito ad auditorium della vicina Ca' Foscari sede dell'Università veneziana.

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Testo basato sull'originale di
Guida alla città di Venezia - Pizzarello, Capitanio - L'altra Riva Editore



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