Gonfalone di San Marco

Da Venicewiki, il wiki di Venezia

Uno dei simboli di Venezia è il Leone Alato che troneggia in tutte le bandiere venete e veneziane in particolare, nelle sedi del potere veneziano, nei territori che a Venezia facevano capo.


Il Leone Alato è il simbolo evangelico di San Marco. L’evangelista è diventato patrono della città dal 828, da quando sono state traslate le sue spoglie dalla morea, secondo quella credenza che le vuole nascoste tra la carne di maiale per poter essere esportate da Alessandria d’Egitto.

Di un triunphale vexillum si trovano le tracce già intorno all’anno 1000, quando il cronista Giovanni Diacono descrive la spedizione navale dei veneziani, guidati dal doge Pietro Orseolo 2° contro i Narentani che molestavano le popolazioni dal mare; sui vascelli che parteciparono alla spedizione sventolava tale vessillo donato per l'occasione dal vescovo di Olivolo, Domenico.
Come fosse veramente il vessillo consegnato in quell’occasione non è dato sapere, ma se tale operazione fosse data per scontata per ogni missione effettuata dalla marina veneta, allora la consegna di un gonfalone portafortuna doveva considerarsi una consuetudine, tanto che circa cento anni dopo, nel 1096, il doge Vitale Michiel 1°, consegnò al figlio Giovanni, in partenza per la Terrassanta, uno stendardo con l’effige di San Marco protettor de la Repubblica.

Successivamente gli scritti testimonianti la presenza di un vessillo si moltiplicano; nel dogado di Domenico Michiel (1118-1129), con il doge Pietro Polani (1130-1148), nonché nel famoso incontro tra Papa Alessandro III e l’imperatore Federico Barbarossa (1177) con Sebastiano Ziani seduto sul soglio dogale.


Le prime effige del leone alato nelle monete di stato lo si possono far risalire al tempo del doge Francesco Dandolo, tra il 1329 ed il 1339, come si evince dal famoso soldino d’argento facente parte della raccolta Papadopoli, conservata al Museo Correr. Era una consuetudine raffigurare nelle Oselle, come quelle sotto riportate coniate durante il dogado di Marino Grimani nel 1595 e 1599.


Le posizioni del leone marciano potevano essere rampante, se di profilo alzato sulle zampe posteriori; in moeca visto di fronte, praticamente seduto, con le ali spiegate a ventaglio; oppure andante o passante, raffigurato a figura intera di profilo, poggiato su tre zampe, con la quarta che sorregge il libro con la famosa frase Pax Tibi Marce Evangelista Meus.


Quando Venezia tenderà ad occupare parte della terraferma, il leone poggerà le zampe anteriori sulla terra e quella posteriori sul mare a simboleggiare ambedue i domini della Serenissima. Questa raffigurazione trova il massimo della sua espressione in Palazzo Ducale, nei dipinti di Vittore Carpaccio e Jacobello del Fiore.